venerdì, 25 maggio 2007

Sous le ciel de Paris

Sono arrivato poco fa a Parigi. Sono passato all’albergo dove lavora Barbara – e dove ho lavorato anch’io, per un periodo – e ho recuperato le chiavi dell’appartamento, un 2 pièces molto carino nel IX arrondissement, a meno di 1 km dalla Butte Montmartre. Ora mi preparo per uscire. Passerò alla boutique di Pascale a St-Sauveur, sperando di trovarvi anche Édouard, poi andrò a prendere Barbara al lavoro e usciremo per una serata tra vieux copains in un ristorante del Sentier, che ancora non ho provato.

 

Il capitolo esami per ora è archiviato, avrò i risultati tra qualche giorno e per ora non ci voglio pensare. In questi cinque giorni a Strasburgo ho avuto modo anche di godermi la città, che trovo stupenda e cui credo dedicherò un post con foto al rientro in Germania.

 

Ho anche fatto rifornimento di libri in francese, ma credo dureranno poco, dato che ne ho già letti due e che sono a buon punto del terzo. Uno è scritto da un autore finlandese, Arto Paasilinna. Si intitola La forêt des renards pendus (in Italia edito da Iperborea, con il titolo Il bosco delle volpi – non chiedetemi il titolo originale in finnico...) ed è il primo libro di Paasilinna che provo a leggere, incoraggiato dai commenti entusiasti di un’amica. Ho anche trovato finalmente Foxtrot, un disco lanciato nel ’72 dai Genesis (il loro quarto lavoro, se si tiene conto di From Genesis to Revelation, il loro secondo gioiello, se si tiene semplicemente conto del mio parere, benché il loro meglio debba ancora venire – i due dischi successivi sono una bomba) e non ho saputo resistere ad una vecchia registrazione dal vivo del trio di Bill Evans al Birdland Club di New York (1960). Un bottino che non vedo l’ora di ascoltare con Guido.

 

Ora eccomi nella capitale. Fuori imperversa un temporale da quasi un’ora, ma sembra stia poco a poco scemando – o quanto meno emigrando verso altri lidi. Meglio così, non mi sono portato l’ombrello e forse non dovrò arrivare dai miei compari tutto inzuppato.

 

P.s.: che seccatura non essere più abituati alla tastiera francese e continuare ad invertire le A e le Q, le M e le virgole, ecc. Se mi è sfuggito qualche errore di battitura in più del solito, è facile immaginare il motivo.

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giovedì, 17 maggio 2007

Mohnkuchen (ricetta)

AVVISO AI NAVIGANTI
In seguito a una segnalazione, che potrete leggere nei commenti a questo post, sconsiglio di seguire la ricetta sotto riportata fino a prossimi aggiornamenti.

***

Controllando le mie chiavi di ricerca, ho notato che già un paio di malcapitati sono approdati a questo sito digitando le parole magiche: ricetta+mohnkuchen. Non è una cattiva idea, in un blog che parla molto di Germania, includere anche una ricetta tedesca, soprattutto se si tratta del Mohnkuchen, un dolce ai semi di papavero, il mio preferito.

 

Dovrete preparare la sfoglia, la guarnitura e i granelli (Streusel), che si spargono poi sulla guarnitura.

 

 

Ingredienti

 

Per la sfoglia avrete bisogno di:

 

  • 400 gr. di farina
  • 1 uovo
  • ¼ l. di latte
  • 80 gr. di burro
  • 60 gr. di zucchero
  • 30 gr. di lievito per dolci
  • sale
  • scorza di limone

 

Per la guarnitura:

 

  • 200 gr. di semi di papavero macinati
  • 1 tazza di latte caldo
  • 100 gr. di zucchero
  • 1 uovo
  • scorza di limone


Per i granelli:

 

  • 250 gr. di farina
  • 170 gr. di burro
  • 150 gr. di zucchero

 

Preparazione

 

Sfoglia:

 

Fare intiepidire la metà del latte e sbriciolarvi il lievito. Ricoprire e lasciare lievitare il tutto.

Sciogliere il burro nel latte rimanente. Aggiungere il latte con il lievito, metà della farina, lo zucchero, l’uovo, la scorza di limone ed un pizzico di sale. Incorporare gradualmente la farina, fino ad ottenere una pasta asciutta ed omogenea. Lasciare riposare per circa mezz’ora.

Spianare la pasta e introdurla in una forma per dolci imburrata, con bordo alto ca. 4 cm.

 

Guarnitura:

Versare il latte caldo sui semi di papavero, lasciandoli a mollo per un po’. Poi incorporare lo zucchero, la scorza di limone e l’uovo. Versare il ripieno così ottenuto sulla sfoglia e distribuirlo uniformemente.


Granelli:

Mescolare bene lo zucchero ed il burro. Passare l’insieme ottenuto nella farina e sbriciolarlo ad ottenere dei granelli (attenzione a non mescolare il tutto troppo bene con la farina, otterreste una pasta omogenea, non dei granelli). Spargere i granelli uniformemente sul ripieno.

 

Cuocere per circa mezz’ora in forno pre-riscaldato a 170° C.

 

Dopo la cottura è preferibile lasciare riposare un po’ prima di servire.

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categorie: gastronomia
giovedì, 17 maggio 2007

Approssimazioni

Il secondo testo (che sull’altro blog avevo pubblicato per primo) è meno lugubre:

 

 

Luoghi geometrici

Non giacciono le rette
che su piani astratti e
non v’è isometría
né parallela alcuna al
di fuori degli spazi cartesiani

Ma sotto il cielo della luna
le forme si assomigliano
ogni contatto è sghembo
e dicono i sinonimi
la diversità di tutte le cose


Besançon, giugno 2004

 

 

Non sono uno specialista di storia della filosofia, né delle matematiche. Trovo tuttavia che entrambe rappresentino un repertorio formidabile di immagini, cui negli ultimi tempi ho attinto molto volentieri. Come al solito non faccio nulla di nuovo; chi conosce la poesia di Borges, ad esempio, è già abituato ad ogni sorta di riferimento a questi due mondi.

 

Senza dilungarmi in spiegazioni superflue, chiarisco giusto il riferimento del 6° verso: il mondo sublunare è contemplato nella cosmologia aristotelica; è il mondo in cui le cose nascono e muoiono (il nostro), mentre sopra al cielo della luna tutto sarebbe perfetto, eterno, immutabile ed incorruttibile. Ma è solo un riferimento, non spiega il testo.

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categorie: poesia
giovedì, 17 maggio 2007

Bosco di faggi al chiar di luna

Il primo testo è anche quello che ho posto in apertura alla micro-raccolta di cui parlavo precedentemente. Il titolo, tradotto, significa ‘faggeto al chiar di luna.’ Non ricordo dove l’ho letto, ma alcuni associano il faggio alla meditazione solitaria (e Una meditazione solitaria è il titolo dell’intera raccolta). Tuttavia il riferimento ai due campi di concentramento di Buchenwald (quello nazista e quello sovietico) è volutamente conservato.

 

 

(Buchenwald im Mondeslicht)

Da rami vestiti di galaverna
pendono a sera i corpi dei conigli
spellati

Passata la piena
s’appiccano ai salici
rifiuti pellegrini

Mute si schiudono nel bosco
di faggi bocche infrante
degli impiccati

 

Parigi, giugno 2003

 

 

Quand’ero piccolo mio padre allevava conigli. Era una delle attività dell’azienda, quella a cui lui si dedicava personalmente. Ai conigli uccisi si toglie il pelo, ché quello non si mangia. Mio padre lavorava all’aperto. Una volta tolto il pelo, quelli che erano ormai soltanto pezzi di carne venivano appesi ai rami di un paio d’alberi, in attesa di ulteriori cure. A casa dei miei ho ancora qualche fotografia, in cui siamo ritratti io e la più piccola delle mie due sorelle con mio padre, in mezzo ai conigli appesi. Senza le foto non me ne sarei mai ricordato, ma quando le ho viste due cose mi hanno particolarmente colpito: una è la luce, l’altra è l’aria tranquilla e sorridente dei due bambini.

 

La casa in cui sono cresciuto è in riva all’Adige. È un piccolo paese, dovevamo prendere l’auto un po’ per tutto: per andare a fare la spesa, a scuola, in municipio, in chiesa, a prenderci un gelato... Per la maggior parte delle destinazioni la strada più comoda era quella che corre lungo l’argine sinistro del fiume. Da un finestrino si poteva vedere il fiume, da quello opposto lo sguardo si posava sulle campagne della Bassa. Non ho mai vissuto un’inondazione – e non ci tengo a provare – ma ho visto diverse piene. Mi faceva male passare in macchina lungo il fiume dopo che ce n’era stata una: ai rami dei salici pendevano immancabilmente grandi quantità di rifiuti.

 

Qualche anno fa ho letto per la prima volta le poesie di Georg Trakl, un poeta austriaco degli inizî del Novecento che ho capito forse poco, ma che mi ha colpito molto. Avevo letto anche la sua biografia e mi aveva impressionato l’episodio dei contadini ruteni impiccati dopo la battaglia di Grodek in Galizia. La battaglia, combattuta nel 1914, oppose l’esercito austriaco e l’armata rossa. Trakl, farmacista, si era ritrovato ad assistere 90 feriti gravi, solo e senza farmaci in un granaio; fu il colpo di grazia, per la sua psiche già tormentata. Prima di suicidarsi, con un’overdose di cocaina, mentre era in cura all’ospedale psichiatrico di Cracovia, ritornò sulla vicenda con una poesia, intitolata appunto Grodek. Rileggendola mi rendo conto che le “bocche infrante” del mio testo altro non sono se non una citazione delle “zerbrochene Münder” della poesia di Trakl.

 

Quando è nata questa poesia, avevo da tempo intenzione di scrivere qualcosa ispirandomi alla carta dell’appeso nei tarocchi; l’impiccagione avrebbe dovuto giocare un ruolo, magari in riferimento alla Ballade des pendus di François Villon. Poi mi sono reso conto che la figura dell’appeso/impiccato poteva diventare il filo, che avrebbe tenuto assieme queste tre suggestioni, emerse dalla mia memoria personale o storica. Ho scritto tre strofe, volutamente isolate, a formare quella che in fondo è una trilogia di segni residui dell’orrore quotidiano e storico.

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categorie: poesia, ricordi, letture
giovedì, 17 maggio 2007

La setta dei poeti estinti

Pochi giorni fa ho accettato l’invito a partecipare ad un blog collettivo di poesia, la Setta dei poeti estinti, un’iniziativa di Michela Chessa. Il nome non deve spaventare nessuno, il blog di settario non ha proprio nulla, si tratta di una semplice reminiscenza cinematografica. Forse vi ricordate il film L’attimo fuggente, diretto da Peter Weir (il regista di The Truman Show), con Robin Williams nel ruolo dell’insegnante di lettere che tutti avremmo voluto avere e gli allora ancor giovini Ethan Hawke e Robert Sean Leonard (e Gale Hansen, che però, nonostante la memorabile interpretazione di Nuwanda, non si è quasi più visto sugli schermi). Il titolo originale del film era Dead poets society (circolo dei poeti estinti, ma il doppiaggio italiano, se ben ricordo, aveva optato per ‘setta’ – che non è poi tanto improprio, se si considera l’ambientazione). In Germania il film era stato presentato con il titolo Der Club der toten Dichter, in Francia Le cercle des poètes disparus, in Portogallo O Clube dos poetas mortos, in Danimarca Døde poeters klub… Insomma, tutti hanno optato per una traduzione letterale (in questo caso, direi, anche più fedele) del titolo. Solo in Italia si è pensato alla variante, vagamente oraziana, L’attimo fuggente. Ora, mi chiedo come in un paese in cui Dead poets society diventava L’attimo fuggente si sia giunti al punto di non tradurre quasi più i titoli (cf. A beautiful mind o Million dollar baby). Uno degli esempî più sconvolgenti è Munich di Steven Spielberg: non ho mai capito perché sia dovuto rimanere tal quale (ma sì, sarà per ragioni di marketing), dato che Munich è il nome inglese della città di Monaco di Baviera, la quale, fino a prova contraria, si trova in Germania (ed eventualmente in tedesco si chiama München, il titolo scelto per le distribuzioni nei paesi scandinavi). Non ch’io sia un nostalgico delle Tristezze di san Luigi, ma qualche dubbio sul dilagare dell’inglese ce l’ho lo stesso.

 

Tornando al blog di poesia, confesso che l’invito mi aveva sorpreso, dato che sul Viaggio sentimentale non ho mai pubblicato poesie mie. Mi sembra di non aver neppure detto di averne mai scritte. Così i primi testi che ho pubblicato sulla blogosfera sono apparsi sul blog collettivo di Michela. Ho pensato di riproporli anche qui. Sono due testi che appartengono a una piccola raccolta, che ho composta tra la primavera del 2003 e la fine del 2004. Sono poesie composte nel mio (primo?) periodo francese, un periodo in cui ho scritto molto poco (in un anno e mezzo ho tenuto soltanto nove pezzi). In effetti non mi sono mai imposto di scrivere, ho sempre preferito lasciare maturare a lungo le immagini che si sedimentano nella mia mente, appuntandole per non dimenticarle e cercando di connetterle e di ampliarne il gioco di riferimenti, interni ed esterni.

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categorie: poesia, ricordi, film, iniziative


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