lunedì, 25 giugno 2007

1001 Märchen und Geschichten

“Guarda la moschea!” Guido è in vena di scherzi e, mentre siamo fermi a un semaforo, mi indica un punto oltre l’Elba, a filo dei binarî tra la Marienbrücke e la stazione Dresden-Mitte:

 

 

Poi mi spiega: si chiama Yenidze, una volta era una fabbrica di sigarette.

 

Nel 1862 a Dresda fu costruita la prima fabbrica di sigarette tedesca e fino agli anni ’30 la città rimase la Mecca dell’industria del tabacco in Germania, realizzando in alcuni periodi fino al 60% della produzione nazionale.

 

Nel 1907 l’imprenditore Hugo Zietz, produttore di sigarette per Salem e altre marche, commissionò all’architetto Martin Hammitzsch la costruzione di una fabbrica dall’aspetto orientaleggiante. In due anni fu costruito un edificio in cemento armato – il primo in Germania –, che combinava elementi in stile liberty a suggestioni moresche. L’idea consentì di camuffare le ciminiere, chiamate scherzosamente Minarette (minareti). Senza questo accorgimento non sarebbe stato possibile costruire la fabbrica nei pressi della città vecchia: la costruzione di fabbriche dotate di alte ciminiere, che avrebbero compromesso la silhouette architettonica della città barocca, era vietata dai regolamenti edilizî.

 

La Yenidze tuttavia faceva un notevole contrasto con l’architettura della Residenzstadt e non mancò di suscitare indignazione. Hammitzsch fu persino radiato dall’albo degli architetti. Per Zietz fu lo stesso un successo: la costruzione di una Tabakmoschee era stata pure una trovata pubblicitaria e la Yenidze era sulla bocca di tutti. La Yenitze non era soltanto una fabbrica, era anche una réclame e per questo doveva essere ben visibile. Di notte due macchine a vapore alimentavano un impianto di illuminazione che rischiarava la cupola, alta 20 metri e ricoperta con lastre di vetro in tre colori differenti.

 

 

 

La Yenidze, all’epoca della sua costruzione la più grande fabbrica di sigarette tedesca, fu acquistata dall’impero Reemtsma nel 1924 e continuò a produrre fino al 1953, fermandosi soltanto per due anni, in seguito ai danni riportati durante i bombardamenti del febbraio ’45. A partire dal 1953 fu sede del Monopolio del tabacco della Repubblica Democratica.

 

 

Acquistata da un gruppo immobiliare berlinese dopo la riunificazione, la Yenidze è stata restaurata e riaperta al pubblico nel 1997. Ospita uffici, spazî per meeting e conferenze, un ristorante con terrazza e un Biergarten. Nella cupola, in cui di tanto in tanto si organizzano delle esposizioni, si tengono regolarmente degli spettacoli di arte del racconto: la sera, accompagnati da musicisti, i narratori raccontano fiabe e storie vecchie e nuove a un pubblico di adulti e bambini.

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categorie: teatro, iniziative, dresda, architettura industriale, sassonia
domenica, 24 giugno 2007

Ubi maior

Tra ieri e oggi ben due blogger hanno dedicato un post al Viaggio sentimentale, con un impatto immediato sul numero delle visite: per la prima volta dalla sua creazione, questo piccolo contenitore ha superato la soglia dei 100 contatti giornalieri. Lo dico con un pizzico di orgoglio, tuttavia non ho intenzione di autocelebrarmi, bensì di ringraziare:

 

Hae, che “ha compiuto 30 anni quasi senza accorgersene” e “ne impiegherà almeno altri 30 per metabolizzare.” Da marzo è autore di un nuovo blog, Trent’anni… [Ma posso spiegare tutto]. Tengo a precisare che la frase tra parentesi quadre non è una boutade, il nostro trentenne (che già ha fama di venerando) davvero può spiegare tutto: dall’ermeneutica schleiermacheriana ai retroscena della questione geopolitica nel Mediterraneo, dalla poesia di Hölderlin alle proprietà nutritive dell’ananas, dal buon uso della “doppia d” euforica alla musica degli Ac/Dc e alle abitudini alimentari delle tartarughe d’acqua dolce. Trent’anni… non è soltanto erudizione e cultura, bensì pure humour, emozioni e convivialità. “Qui si sta tra amici, si chiacchiera in modo (apparentemente) spensierato e si sorride di fronte a tante brutture del mondo che ci è stato consegnato.” Intorno a Hae si è consolidato in breve tempo un gruppo affiatato di amici e vicini di blog, che con i loro commenti contribuiscono a rendere Trent’anni… “un fantastico insalatone di cose serie e facezie, di cose dette e non dette, intese e fraintese, intuizioni intellettuali e sogni di un visionario.”

 

E

 

Pierluigi Mennitti, già direttore di IDEaZIONE – Rivista di cultura politica (per cui cura, tra l’altro, la rubrica Alexanderplatz) e autore del blog Walking Class – Dispacci dal cuore d’Europa. Nato nel novembre del 2004, Walking Class è un blog giornalistico. P. Mennitti, che vive a Berlino da un paio di mesi, vi si cimenta con fatti attinenti alla politica, economia, società e cultura in Europa e e oltre, raccontati attraverso lo sguardo lucido dell’autore e/o attraverso un’oculata scelta di articoli dalla stampa italiana e estera.

 

Con questo post vorrei semplicemente esprimere gradititudine e stima ai due autori. Non m’illudo di poter ricambiare una cortesia che mi ha riempito di soddisfazione – del resto, entrambi i blog godono già di un’ottima visibilità. Ovviamente, a chi non conoscesse già i loro siti, raccomando la visita: i collegamenti sono lì per questo.

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categorie: letture, incontri
domenica, 24 giugno 2007

Interludio: Dominedio, la birra e li ernioni

“Ma tu credi in Dominedio?”

 

Ecco una domanda cui non so rispondere con un sì né con un no. Benché Dominedio sia un personaggio molto interessante, s’intenda, vuolsi d’altronde così colà dove si puote ciò che si vuole. Dove?

 

Il giovinotto che m’appropinquasse ieri sera, convinto di potermi convertire, non sa in che guaio si cacciasse. Non sospetta ch’io racconti con tanto gusto di come Dominedio si sia fatto soffiare li ernioni da un giullare. Io rido e lui crede di potermi annunciare la buona novella. Ché la vita è assurda, senza Dominedio.

 

Sarà anche vero che, pur non essendo perfetti, abbiamo un’idea di cosa sia la perfezione, tuttavia conosco s. Anselmo (non personalmente, ma tant’è) e ho persino letto Cartesio – ne deduco soltanto che l’Uomo possiede eine Ahnung von Gott, un presentimento di Dio. Posto che l’esistenza di Dominedio non si dimostra – se fosse altrimenti, portremmo parlare di fede? –, per quale arcano motivo la perfezione presentita dall’Uomo dovrebbe incarnarsi nel Dio dei due Testamenti?

 

Le Farfadet:Gott mag anders sein, als wir Ihn uns darstellen können

(Magari Dominedio è diverso dalle nostre rappresentazioni).

 

Il proselitista:Aber manches können wir schon wissen.

(E pur ci son cose che già possiam sapere).

 

Le Farfadet:??

(??)

 

Il proselitista:Zum Beispiel, dass Er gut und perfekt ist.

(Ad esempio, ch’Egli è buono e ottimo).

 

Le Farfadet, in  modalità Ponzio Pilato: “Mag sein, aber: was ist das – das Gute?

(Può darsi, ma dimmi: che intendi per buono?).

 

Dimentico il monito: “procedere mascherati!” (con una mano tesa a coprire il volto, come il mio professore di filosofia…) Il giovine è sveglio e sembra aver capito che senza il contributo d’un paio di birre scure non sarei stato tanto franco. Mi parla delle insidie dell’alcool. Sono impressionato, gli offro da bere. Rifiuta.

 

Le Farfadet:Ich gönne mir ein paar Gläser ab und zu, weil es mir schmeckt. Genuss muss doch keine Sünde sein.

(Mi concedo qualche bicchiere ogni tanto, ché mi piace il sapore. In fondo il piacere non è peccato).

 

Il proselitista:Das ist aber ein zerbrechliches Glück…”

(E pur è ‘na gioia tant’effimera…).

 

Le Farfadet, in modalità Quinto Orazio Flacco: “Hör mal, Alter, wir leben auch für den Augenblick, nicht nur für die Ewigkeit, oder?

(Senti un po’, hombre, si vive pure d’istanti, mica soltanto d’eternità, no?)

 

Antje mi chiede d’aiutarla a sostituire un fusto di birra, ché non può più spinare le bionde. L’aiuto volentieri, ovvero faccio tutto io. Mi basta poco più di un minuto, ma, quando torno al mio posto, il giovine proselitista è scomparso. Che Dominedio m’avesse mandato un messo? Peccato, gli avrei parlato ancora volentieri di determinismo e giochi estetici. Mi consolo con un bicchiere di Spätburgunder, prima di andare a dormire.

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categorie: incontri, dialogo interreligioso
sabato, 23 giugno 2007

Ein Leben gen die Musik

La settimana scorsa ho iniziato a studiare Comptine d’un autre été – L’après-midi, un brano di Yann Thiersen. È un pezzo un po’ minimalista, ma a me piace molto e mi sto pure divertendo ad impararlo. Lo spartito propone anche la diteggiatura più appropriata all’esecuzione del pezzo. Da un punto di vista puramente organizzativo, proprio la diteggiatura della mano destra mi lasciava un po’ perplesso, così ho chiesto chiarimenti alla mia insegnante e ho scoperto che la diteggiatura non è soltanto una questione organizzativa. Secondo Chopin “esistono tanti suoni diversi quante sono le dita.” Ora ci faccio più caso, ascolto di più. L’ascolto è fondamentale, almeno quanto la tecnica. Alfred Corot fu uno dei più grandi interpreti del primo Novecento, ma, quando eseguì la suite del Children’s Corner di Debussy in presenza della figlia del compositore, la piccola Claude-Emma, appena 13enne, commentò: “Papa écoutait davantage” (Papà ascoltava di più).

 

E pur tuttavia non sottovalutiamo l’importanza della tecnica. “Tutto dipende dal sapere come diteggiare correttamente”, iperboleggia Chopin. Qualcuno offre di più? Il prof. Schickele alza la mano: “Io vi dico che, per eseguire al meglio i pezzi di P.D.Q. Bach, una diteggiatura corretta non basta. Il musicista deve pure possedere l’arte del perfect toeing.” Aggiudicato.

 

Tutto questo per dire che ho ascoltato The Dreaded, in cui musicisti talentuosi, diretti da un compositore parodista con il genio di un Groucho Marx, si esibiscono in una performance dal vivo a dir poco demenziale. Lo stile è più o meno barocco-romantico-moderno-country-ma-soprattutto-plagio. L’orchestrazione è stravagante e sono sorpreso che a nessuno sia venuto in menti di suonare gli steli di tarassaco. Notevoli i collage di Gershwin e Prokof'ev. Alcuni titoli dovrebbero rendere l’idea dello spessore dell’opera: Pervertimento For Bagpipes, Bicycle And Ballons (S. 66) o Art of the Ground Round for 3 baritones & discontinuo (S. $1. 19/lb). Il mio brano preferito è comunque la cantata Iphigenia in Brooklyn, menzionato anche da Wikipedia, all’articolo Iphigenia, con una piccola precisazione che dice tutto: this version of the story may be less tragic than others.

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categorie: musica, concerti
giovedì, 21 giugno 2007

Zenstation

Con i vecchî rumori sconosciuti
che risvegliano labili sospetti
una casa stregata è la memoria

Mi rilasso seduto alla veranda
donde ascolto
i papaveri crescere e il grano

Gli occhî socchiusi
ritrovano in questo tramonto
d’altre nubi gl’incendî
e’l declino d’altri giorni



M. A. Weingarten
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categorie: poesia, ricordi


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