martedì, 31 luglio 2007

Ruminating a phone call

E il cuore

quando si fa sera

muore d'amore

non ci vuole credere

che è meglio

stare soli.

Franco Battiato, Secondo Imbrunire

 

 

  Weingarten, Blue Mood

 

 

But life is for living,

We all know,

And I don't wanna live it alone.

Coldplay, Life is for living

 

 

“Sigh, perché gli uomini più interessanti o sono già presi o sono gay?” Tra le ragazze alla ricerca di un compagno, questo è ormai quasi un luogo comune. Personalmente, ho smesso di cercare; le mie esperienze recenti mi suggeriscono che gli incontri avvengono più facilmente se non si cerca disperatamente di provocarli. Tuttavia, invertendo la prospettiva, stasera mi pongo una domanda molto simile a quella delle mie omologhe femminili: perché le ragazze più interessanti o sono già prese o mi credono gay?

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categorie: musica, poesia, paesaggi, prospettive, corbellerie
domenica, 29 luglio 2007

That's all folks!

AVVERTENZE: post mieloso e eccessivamente sentimentale; chi non amasse il genere, salti le prossime righe a piè pari – oppure dispari, ché qui non facciamo i pignoli.

 

Ecco la banda di frugoletti che ha monopolizzato il mio tempo e le mie energie nelle due settimane appena trascorse:

 

 

Paura, eh? Lasciate che ve li presenti… Da sinistra a destra (e dall’alto verso il basso) troviamo:

 

Margrieta, 4 anni (Lettonia), soffre il solletico e ha un repertorio infinito di smorfie;

Natalia, 9 anni (Moldavia), parla correntemente rumeno e russo, canta molto bene ed è dura acciuffarla, ché corre velocissima;

Jolanthe, 5 anni (Germania), è la figlia maggiore del mio capo, caparbia e molto fantasiosa; in genere è affettuosa, ma questa volta – gelosia? – mi ha tirato una chiave in un occhio, guadagnandosi una sculacciata;

Malwine, 3 anni compiuti questa settimana (Germania), è la sorella minore di Jolanthe, mi ricorda mio padre –da bambino aveva i capelli quasi bianchi, come lei – e, non riuscendo a pronunciare il mio nome, mi chiama Makele (un misto tra il mio nome ed il nome tedesco dello sgombro);

Celina, 9 anni (Germania), mi ha colpito per la sua indipendenza e per la calligrafia, che potrebbe essere benissimo quella di un adulto;

Julia, 14 anni (Moldavia), è la sorella di Natalia; si è rivelata un validissimo aiuto, senza il quale sarebbe stato difficile tenere testa all’agguerrita ciurma di diavoletti;

Tirza, 5 anni (Germania), è la sorella di Celina; ogni giorno mi passava una mano sotto il mento per controllare se mi ero fatto la barba;

Jēkabs, 8 anni (Lettonia), è il fratello di Margrieta; essendo gli unici maschietti della compagnia, io e lui abbiamo subito stretto un patto di solidarietà.

 

***

 

Questo martedì abbiamo fatto un’escursione in un monastero. Siamo partiti poco dopo pranzo, perciò Malwine non ha potuto fare il suo sonnellino pomeridiano. Giriamo per l’orto botanico, in cui si coltiva ogni sorta di pianta officinale, e Malwine, stanca e un po’ irritata, chiede a Guido di prenderla in braccio. Guido è occupato con i partecipanti e non può darle retta, perciò Malwine è costretta a trovare una soluzione di fortuna: “Se non mi porti in braccio tu, mi ci porta Makele”. Ovviamente non ho rifiutato. Abbiamo diviso la mia fetta di torta ed il latte al cacao, poi mi si è addormentata in braccio. Il sabato precedente mi era già successa una cosa simile con Jēkabs. Eravamo al Festival Internazionale del Folklore di Crostwitz e, mentre assistevamo all’esibizione di una compagnia di ballo polacca, anche lui è crollato per il sonno. Mentre dormiva, me lo sono caricato in braccio e l’ho riportato alla macchina. Mi sembrava di custodire tra le braccia uno dei tesori più preziosi al mondo. Ho pensato a mio padre e a quanto mi piacerebbe diventare genitore a mia volta.

 

Jēkabs mi ha fatto anche ritratto:

 

 

Trovando che il ritratto non mi renda giustizia (nel disegno di Jēkabs la mia capigliatura non è abbastanza folta, il resto è somigliante), non ho mancato di esprimere il mio disappunto all’irriverente pittore, affidandomi all’infallibile eloquenza dell’accelerazione centrifuga:

 

 

La settimana internazionale per famiglie è finita mercoledì. È stata un’esperienza fantastica: malgrado io ed i bambini moldávi e lèttoni non avessimo la possibilità di utilizzare una lingua comune, ci siamo intesi a meraviglia. Ora i miei frugoletti sono tornati a casa e – confesso – mi mancano un po’. Almeno mi sono rimaste dei bei ricordi e le loro foto. A proposito, quasi tutte quelle contenute in questo post sono state scattate da loro. Bravini, neh?

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categorie: europa, incontri, iniziative, infanzia/adolescenza, confini e oltre, istinto paterno
venerdì, 27 luglio 2007

Er starb versöhnt

Nel numero di ieri, Die Welt ha pubblicato in prima pagina una bella foto di Ulrich Mühe, un attore che probabilmente è ormai noto anche in Italia per la sua ultima interpretazione, nei panni del capitano della Stasi Gerd Wiesler (Das Leben der Anderen – Le vite degli altri).

 

 

Ho già letto qualche intervista di Mühe, un ottimo attore, di cinema, ma soprattutto di teatro, formato alla scuola teatrale di Lipsia e cresciuto in una compagnia di Berlino Est. Biografia interessante: pur non avendo vita facile – la Stasi aprì un dossier su di lui già ai tempi della scuola, per una raccolta di firme che aveva iniziato a favore di Wolf Biermann – nonostante le mille possibilità di lasciare il paese, ha sempre scelto di restare in RDT. Non lo conosco, ma lo ammiro.

 

Incuriosito dalla foto, ho preso il giornale. Chissà che ha fatto: forse ha rilasciato una nuova intervista; o è in corso un nuovo progetto teatrale o cinematografico. L’articolo è a pagina 8, in prima pagina c’è soltanto un trafiletto. Leggo le prime righe. Ulrich Mühe è morto. Domenica – a 54 anni – di cancro. Sepolto mercoledì, in aller Stille im engsten Familienkreis. Non lo conoscevo, ma sono lo stesso rattristato. E nella mia testa gira ossessivamente una famosa citazione del generale Pierre Cambronne.

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venerdì, 13 luglio 2007

Stolpersteine

In marzo, al ritorno da Berlino, avevo parlato del Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa, soffermandomi brevemente sulle finalità del progetto e sulle polemiche che ne avevano segnata la realizzazione. In questi giorni sono venuto a conoscenza di un’altra iniziativa, per certi versi comparabile a quella della fondazione berlinese.

 

Dalla metà degli anni ’90 lo scultore Gunter Demnig ha iniziato a disseminare le città tedesche con i suoi Stolpersteine (letteralmente “ostacoli”, “impaccî”; ma anche, nella fattispecie, “pietre sulle quali inciampare”). Le pietre di Demnig rievocano lo sterminio di ebrei, rroma, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova e portatori di handicap negli anni del nazionalsocialismo. Le prime furono collocate a Colonia e nel quartiere berlinese Kreuzberg. Circa 11'000 “pietre della memoria” sono state sinora collocate nei selciati di fronte a case che furono l’ultimo domicilio delle vittime. Nei blocchi d’ottone sono incisi il nome, l’anno di nascita ed una concisa nota biografica di queste ultime.

   

Mercoledì a Bautzen ne sono state inaugurate undici. Poste sul selciato di una strada tra le più rinomate del centro storico, la Reichenstraße, al numero 29, quattro blocchi d’ottone ricordano la famiglia Großmann. Sette “pietre del ricordo” sono poi state poste di fronte al numero 2 della Siebergasse, in memoria della Famiglia Nussenbaum. Fautori dell’iniziativa, la Bischof-Benno-Haus (la mia organizzazione) e il gruppo di lavoro “Begegnung mit dem Jugendtum” (Incontro con la cultura ebraica). L’azione proseguirà il prossimo anno, con la collocazione di nuove pietre.

   

 

Fuori dalla Germania, alcuni blocchi sono stati collocati anche a Budapest, a Vienna e in alcune località austriache. L’iniziativa incontra tuttavia anche perplessità e talvolta persino ostilità. Le autorità di Monaco hanno rifiutato categoricamente la collocazione delle pietre nelle strade della città bavarese, mentre alcuni proprietarî d’immobili si oppongono all’iniziativa, temendo una svalutazione del loro bene. Il fatto che i nomi delle vittime possano essere calpestati dai passanti non piace ad alcune associazioni ebraiche.

   

 

Nella notte tra mercoledì e giovedì le pietre nella Reicherstraße sono state oggetto di vandalismo: ignoti hanno ricoperto i blocchi di ottone con della pece. Allertate il mattino seguente, le autorità li hanno fatto immediatamente ripulire. La polizia indaga sull’accaduto, privilegiando la pista dell’estremismo di destra.

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categorie: politica, arte, europa, iniziative, prospettive, sassonia
martedì, 10 luglio 2007

Schmochtitzer Musikfest

Non è raro che l’intera produzione di un’artista sia oscurata da un’unica manifestazione del suo genio. Nel caso di Samuel Barber non si tratta neppure di un’opera, bensì di un singolo movimento del suo Quartetto in Si maggiore. L’Adagio per archi è uno di quei brani che si conoscono senza saperlo, in particolare attraverso il cinema e la TV. È infatti uno dei leitmotiv della colonna sonora di Platoon e Le fabuleux destin d’Amélie Poulain, lo si può sentire in The Elephant Man, La Lettera Scarlatta, Tenacious D in the Pick of Destiny e persino in certi episodî dei Simpsons o di South Park.

 

Venerdì sera l’ho ascoltato per la prima volta dal vivo ed è stata una delle esperienze sonore più toccanti da quando mi sono avvicinato “seriamente” alla musica, un miscuglio di stupore, turbamento e frastornío. Se avessi semplicemente ascoltato la registrazione, probabilmente non avrebbe sortito lo stesso effetto. Dal vivo è un’altra cosa, già sentire i musicisti verificare l’accordatura degli strumenti in apertura di un concerto è per me una bellissima emozione. Inoltre un’orchestra ha un notevole impatto visivo – non tanto per i vestiti da pinguino, quanto piuttosto per i movimenti di chi li indossa e per gli strumenti, diversi per forma, dimensione, tinte e materiali.

 

 

Il festival, che da qulache anno a questa parte dà una scossa di vitalità al nostro paesino, è cominciato a fine giugno e si è quasi concluso. Oltre al programma dello scorso week-end, che includeva brani di L. Bernstein e G. Gerschwin – soprattutto Rhapsody in blue, che per me è una meraviglia –, mi è piaciuto particolarmente il concerto di Peter Sadlo, un abilissimo percussionista di Norimberga. Professore al Mozarteum di Salisburgo, Sadlo era accompagnato da quattro dei suoi studenti, che si sono esibiti insieme a lui sul palco. Particolarmente belli i pezzi che includevano la xilomarimba.

 

 

Anche se un po’ ho fatto il cameriere, un po’ ho spinato birre e un po’ ho girato travestito facendo la réclame per il festival del prossimo anno, mi sono goduto abbastanza lo spettacolo. E mi sono pure guadagnato un invito per il prossimo anno.

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categorie: musica, concerti, iniziative, sassonia


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