Ultimo giorno di lavoro a Hoyerswerda, stacco alle 15:30 e mi fiondo a Bautzen. Svuoto lo zaino, faccio la valigia: tra mezz’ora si riparte per Dresda. Lì carico tutti i bagagli, recupero il rimorchio con le biciclette e in nottata parto con una parte del gruppo per l’Ungheria. Gli altri ci raggiungono domani in treno. Quindi pedaleremo fino a Eisenach: 1300 km, attraverso Slovacchia, Austria, Baviera e Turingia. Io viaggerò in tandem.
Chiaramente non potrò accedere a internet in questi giorni, ma porto con me alcuni tradizionali strumenti come notes e penna, cui di tanto in tanto mi fa piacere ritornare e cui affiderò i miei appunti di viaggio, per poi forse transporli in questa sede.
Buon inizio d’autunno. Ci si rilegge in ottobre.
…e si disfano, comincia la fine delle città.” Nelle ultime due settimane la mente è corsa spesso a Le città invisibili di Italo Calvino. Sicuramente ciò è dovuto alla mia permanenza a Hoyerswerda, dove abito e lavoro dal 5 settembre. Ai lettori di Brigitte Reimann il nome di questa città, attraversata dalla Schwarze Elster, un affluente dell’Elba, e situata al limite settentrionale della Sassonia, al confine con il Brandeburgo, non tornerà nuovo. Per quanto riguarda me, confesso di avere acquistato Franziska Linkerhand soltanto venerdì scorso. Il romanzo è ambientato proprio a Hoyerswerda, negli anni in cui furono eretti i quartieri operai della Neustadt. Pur essendo incompiuto – la Reimann morì prematuramente nel 1973, a soli 40 anni, prima di poter terminare il romanzo –, Franziska Linkerhand è considerato una delle opere più significative della letteratura della Germania comunista, nonché uno dei più bei romanzi in lingua tedesca della seconda metà del Novecento.
Hoyerswerda oggi denuncia le stesse contraddizioni e la stessa fragilità di molte città sviluppatesi artificialmente, troppo in fretta, legando indissolubilmente il proprio destino alla fortuna di una singola realtà economica. Nel 1954 la città contava circa 9'000 abitanti, nel 1981 la popolazione era cresciuta a 71'000 individui. Questo rapido incremento demografico (+87% in meno di 30 anni, incremento medio di ca. 2'300 abitanti all’anno) è da ricondurre all’apertura di una grande raffineria di carbone in località Schwarze Pumpe, ora frazione di Spremberg. Secondo i piani del regime, Hoyerswerda doveva fungere da Wohnstadt per i lavoratori del mastodontico stabilimento. A est del fiume furono quindi costruiti varî Wohnkomplexe (WK, complessi abitativi), presto occupati dai lavoratori che via via affluivano dai quattro angoli dell’ex-RDT per lavorare nella raffineria. Hoyerswerda era dunque diventata la città con l’età media più bassa e il tasso di natalità più alto di tutto il paese.
Oggi, a passeggiare per le vie della Neustadt, non si può non riconoscere che la città è molto verde e fahrradfreundlich (la città ideale per chi si muove in bicicletta). Al passante può persino capitare qualche bella sorpresa: una delle prime sere, mentre scendevo a piedi lungo una Bautzner Allee deserta, in cui gli unici rumori erano il flap-flap di un grande orologio pubblico a tessere e quello delle listelle dei pannelli pubblicitari, probabilmente spaventata dalla mia vicinanza è sbucata dai cespugli una lepre, che ha preso a correre avanti a me, per poi dare una brusca imbardata e svanire dall’altro lato della strada.
Tra gli edificî, grossi casermoni alle cui finestre campeggiano talvolta luci psichedeliche, si notano molti spazî vuoti, su cui razzolano ruspe e caterpillar. Il casermone a lato magari è fasciato di azzurro. Di qua impalcature, di là macchine per la demolizione. Che significa, che sta succedendo? La città si svuota, oggi conta poco più di 40'000 abitanti e l’Istituto Statistico dello Stato di Sassonia prevede che nel 2020 la popolazione si sarà ridotta a 29'000 individui (le autorità urbane prefigurano uno scenario ancora più pessimista, ipotizzando il raggiungimento di questa quota entro il 2015). Come molte altre località sassoni e sud-brandeburghesi legate all’economia del carbone, dopo la caduta del Muro Hoyerswerda è afflitta da una disoccupazione endemica, tanto più grave dacché la raffineria di Schwarze Pumpe funziona a regime ridotto e ha drasticamente razionalizzato il personale. I giovani partono e in quella che un tempo era la città più giovane della Germania Est un terzo della popolazione ora ha più di 60 anni.
Non potendo arrestare l’emorragia, Hoyerswerda ha iniziato a ripiegare su se stessa. Nella Neustadt si procede dunque a una demolizione programmatica di alcuni WK, altri vengono risanati. Chi rimane sa che prima o poi dovrà lasciare la propria abitazione – conseguenza logica del piano di demolizioni – e trasferirsi in un nuovo appartamento in un immobile restaurato. La notifica del provvedimento, che spesso comporta un aumento delle spese che le famiglie debbono sostenere per saldare l’affitto, avverrà con due anni di preavviso.
Se la Neustadt ha perso in 20 anni circa metà della propria popolazione, le cifre attinenti alla città vecchia rimangono sostanzialmente stabili. Il centro della città vecchia è stato restaurato, appare pulito, ordinato e non privo di una certa bellezza. Ma è desolatamente vuoto. Per le strade la sera non si vede quasi nessuno, i negozî chiudono presto, se si vuole mangiare fuori o anche solo bere un bicchiere, la scelta è decisamente limitata. Nella strada più pittoresca della città, la Lange Straße, si trovano soltanto un ristorante e un piccolo pub. C’è un piccolo lounge-café sulla piazza del mercato e un locale con una clientela piuttosto giovane vicino allo zoo. C’è inoltre un negozio di musica, in cui si trovano strumenti e spartiti, ma nessun luogo in cui acquistare dischi. Il centro, per quanto carino, sembra quello di un paesotto, cui è cresciuta addosso la periferia come un grosso pallone, che ora inesorabilmente si sgonfia.
Dietro ai casi confortanti di Dresda – secondo uno studio congiunto dell’INSM di Colonia e del settimanale di informazione economica WirtschaftsWoche, la più dinamica delle città tedesche quanto a sviluppo economico nel quinquennio 2001-2006 – e Lipsia – pure in crescita – si cela una regione, la Sassonia, minacciata da un incalzante declino economico e demografico. Hoyerswerda è il caso limite, nessun’altra città sassone sta affondando tanto in fretta. Ciò non toglie che anche per Görlitz, Bautzen e ancor più Löbau e Zittau (mi limito qui alla Lusazia) la prognosi sia decisamente negativa. Ma se Bautzen e, soprattutto, Görlitz possono sperare di salvare il salvabile creando un indotto intorno al loro ricco patrimonio culturale, è dura immaginare quale futuro potrebbe reinventarsi una città come Hoyerswerda.
La mente torna nuovamente a Le città invisibili e particolarmente alla citta di Zenobia: “È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desiderî e quelle in cui i desiderî o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.” L’architetto Franziska Linkerhand era entusiasta di poter dar forma a una nuova città, che sarebbe sorta dal nulla. In questa nuova città, negli spazî da lei disegnati, la gente avrebbe assaporato quella libertà, che lei stessa stava assaporando dopo il divorzio. Quarant’anni più tardi, le illusioni di Franziska fanno un triste contrasto, a confronto con il tono rassegnato dei miei colleghi. Mi parlano della loro città e per me è chiaro in quale delle categorie di Calvino le spetti il suo posto.