Probabilmente prolungherò di qualche giorno la mia latitanza virtuale. Tra poche ore infatti partirò per Parigi e chissà quale sarà il risultato di questo viaggio. Inizialmente pensavo soltanto di andare a trovare alcuni amici, poi invece ho consultato il sito della ANPE (Agence Nationale pour l'Emploi - l'equivalente francese dei nostri ufficî di collocamento, con la differenza che in Francia l'ANPE rimane uno dei canali privilegiati per la diffusione di annuncî e la ricerca di impiego e si è dotata di un ottimo sito internet, che consente di ricercare le offerte senza doversi recare alle agenzie, quindi anche dall'estero) e ho risposto a un paio di annuncî che mi sono parsi molto interessanti. Dovrò sostenere alcuni colloquî d'assunzione e spero che almeno uno porti al risultato sperato.
C'è una canzone di The Nits che ben si accorda al mio stato d'animo attuale. Adieu, sweet Bahnhof, che dà il titolo all'album della band olandese del 1984, è uno dei miei pezzi preferiti. Il videoclip qui di seguito, un filmato sepia con alcuni immagini che ben raccontano uno dei volti della città, è la versione del 1989. Per meglio apprezzare la visione, è preferibile seguire il collegamento che punta al video su Youtube, in modo da poter ridurre le dimensioni del clip.
Oltre al video pubblico qui anche il testo, scritto dal leader del gruppo, Henk Hofstede.
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Adieu, Sweet Bahnhof
I have been waiting for hours in this train
And I'm riding through Brussels in the rain
Back to Paris more or less confused
By the shadows of tractors on the land
By the changes in my life I pretend
There's a new life waiting there for me
I asked myself what sort of books I'd read
In a train if I ever felt the need
I bought "My life with Picasso"
I think of so many things I'd like to do
I will go to the Centre Pompidou
There's a still-life part of my life too
Adieu, adieu sweet bahnhof
My train of thoughts is leaving tonight
Now like an arrow we're aimed at Gare du Nord
Between backs of the houses streets like fjords
And the night falls over Paris
So I've come back to the Hotel d'Angleterre
I lay down on a double bed and stare
At the ceiling what a feeling (to be back)
Adieu, adieu sweet bahnhof
My train of thoughts is leaving
Tonight
Il 7 gennaio il Viaggio sentimentale ha compiuto un anno. Questo è il primo post dall'inizio del nuovo anno e per l'occasione ho deciso di onorare una specie di tradizione e gettare un'occhiata retrospettiva al mio 2007 virtuale. Non pubblicherò statistiche o chiavi di ricerca e non parlerò neppure dei migliori momenti che questo spazio mi ha riservato lo scorso anno, bensì coglierò l'occasione per rimediare a un paio di stupidaggini che ho scritto, compilando una sorta di Worst of, in cui aggiusto il tiro su un paio di affermazioni inesatte dell'anno passato.
Alcune sono cose di poco conto e non varrebbe neppure la pena menzionarle se non fossero ricorrenti. Infatti non è poi tanto grave aver sbagliato una volta a scrivere il nome di Herbie Hancock, ribattezzandolo Harby. Un po' più fastidiosa era tuttavia la traduzione sistematicamente errata del termine geografico Spree (il fiume che attraversa Berlino e, più a monte, Bautzen), che in Italiano non si chiama Spiria, ma Sprea. Un altro errore frequente è l'utilizzo dell'acronimo francese RDA (République Démocratique Allemande) al posto dell'italiano RDT (Repubblica Democratica Tedesca). Si tratta di una svista comprensibile, poiché, in altra sede rispetto al blog, ho parlato frequentemente di Germania-Est anche in francese, ma non ha certo contribuito a rendere più chiari i miei discorsi.
Veniamo ora alle informazioni errate o inesatte. I post su Berlino ne contengono più di una:
“Altra particolarità del quartiere [il Regierungsviertel]: vi è stata recentemente costruita una nuova stazione ferroviaria, Berlin Hauptbahnhof. Il nuovo snodo ferroviario, entrato in funzione nel 2006, ha reso necessaria la riorganizzazione di tutto il traffico ferroviario della città. Il progetto è stato fortemente criticato, in quanto giudicato una spesa eccessiva ed inutile, specie se comparata allo scarso beneficio recato alla città.”
Su questo punto mi sembra di essere stato un po' sbrigativo e, in un certo senso, parziale. Non sono in grado di stabilire personalmente se la città avesse o meno bisogno di una stazione centrale o se potesse invece servirsi di un sistema simile a quello parigino (la rete ferroviaria della capitale francese, per intenderci, si appoggia a 7 stazioni, in posizione relativamente eccentrata, tra loro collegate per mezzo di autobus, metropolitana o RER; ognuna di queste è responsabile per una parte del traffico ferroviario – così chi va a Bordeaux in genere parte da Montparnasse e chi va a Marsiglia da Gare de Lyon, mentre Gare de Bercy è prevalentemente riservata ai treni notte). In questo caso sarebbe stato più serio da parte mia dare spazio anche alle opinioni di chi era a favore del progetto.
Camminiamo lungo il fiume, diretti a Friedrichstraße. Lungo la Sprea ci sono scorci bellissimi. Non capisco però perché molti si ostinino a chiamare Berlino “Venezia del Nord”, niente a che vedere… che poi, non era Bruges la Venezia del Nord?
Premesso che “Venezia del Nord” è un appellativo che nel tempo si sono guadagnate anche altre città, come Amsterdam, Lubecca e Stoccolma, penso di avere avuto le traveggole quando ho scritto questa frase. Anche a Berlino piace richiamarsi agli splendori di una città dell'area mediterranea, ma non a quelli di Venezia, bensì a quelli di Atene. Spreeathen (l'Atene sulla Sprea) è infatti uno degli appellativi della capitale tedesca, in riferimento soprattutto ai tesori archeologici conservati nei musei della Museumsinsel.
Lasciando Berlino, ci sono ancora due episodî che vorrei segnalare:
“Dalle mie parti la tipica azienda agricola è la grande proprietà in cui si coltivano culture estensive (orzo, frumento, senape, ecc.). Secondo i miei colleghi, la media e piccola proprietà sono quasi inesistenti nelle campagne dell’ex-RDT.”
Del post da cui è tratto questo virgolettato non vado paricolarmente fiero. Quando l'ho scritto, avevo scattato delle foto che volevo inserire nel blog, ma non mi andava di pubblicarle senza accompagnarle con del testo. Il punto è che in quell'occasione non avevo niente di intelligente da dire, tuttavia ho scritto lo stesso e ho parlato molto male degli argomenti che intendevo toccare. Per esempio, quello delle aziende agricole dei nuovi Bundesländer è un argomento che non si può affrontare senza evocare le LPG (unità cooperative di produzione agricola) e le loro trasformazioni a seguito della caduta del regime socialista in Germania-Est. Del resto, questo potrebbe essere un argomento da trattare in uno dei prossimi post.
“Mentre mi dirigo verso la taverna, suonano le campane del Duomo. I rintocchi attutiti dalla nebbia mi ricordano istintivamente Venezia, nelle narici mi sembra quasi di sentire l’aria della Laguna. Sono le nove. A quest’ora, al suono delle campane, i sorabi un tempo dovevano lasciare la città. Da secoli Bautzen, Budyšin in sorabo, è idealmente la capitale di questa piccola nazione slava. I sorabi tuttavia per lungo tempo non ebbero il diritto di abitarne il suolo. Potevano recarsi in città di giorno, per lavorare nei cantieri o per vendere derrate e manufatti, ma allo scoccare delle campane del Duomo, che alle nove di sera suonavano come se stessero chiamando a messa, dovevano tornare ai loro villaggî.”
Questo paragrafo è invece estrapolato da un post di cui sono abbastanza soddisfatto. In questa occasione però ho commesso la leggerezza di utilizzare un'informazione riguardante i sorabi senza verificarne l'attendibilità. Ora sono quasi certo che ai sorabi non fosse proibito risiedere a Bautzen. La tradizione che descrivevo tuttavia fa riferimento a un periodo in cui di fatto la maggior parte di loro abitava nelle campagne. Dovevano essere comunque in molti a recarsi in città – che consideravano la loro capitale, essendo questo il loro centro istituzionale e religioso di riferimento –, essenzialmente per la vendita di prodotti agricoli e di manufatti rurali al mercato cittadino. Ora, le porte della città la sera venivano chiuse e i sorabi che risiedevano nelle campagne dovevano affrettarsi, altrimenti non sarebbe stato loro possibile uscirne e fare ritorno a casa per la notte. Le campane del Duomo dovevano impedire che ciò accadesse, segnalando loro l'imminente chiusura delle porte. Anche questa è una ricostruzione che non ho potuto verificare, ma mi sembra più attendibile della precedente.
E con questo si chiude il mio Worst of Farfadet 2007. Ringrazio altri blogger, come Isadora, per avermi segnalato, nei loro commenti, altre inesattezze, consentendomi di correggere gli errori con maggiore tempestività. Naturalmente non sono così autolesionista da mettere in primo piano soltanto le mie papere. Tra qualche tempo aggiungerò un indice tematico, con i collegamenti ai post cui mi piacerebbe dare più risalto.