lunedì, 02 aprile 2007

Kunsthaus Tacheles (4/6)

Sul tragitto dalla Friedrichstraße alla Oranienburgerstraße ci imbattiamo in una corte e in una serie di edifici ricoperti da graffiti. Nella corte ci sono grosse lettere di metallo, un po’ arrugginite ed adagiate al suolo in apparente disordine. Il rottame di un furgone ridipinto anch’esso con graffiti campeggia all’altro lato. Ai piani di un edificio scuro sono poste grandi finestre e vediamo persone andare e venire cariche di oggetti. Dal piano terra si sentono il rumore di martelli e saldatrici. Siamo alla Kunsthaus Tacheles, uno squat. E gli artisti sono al lavoro.

 

 

 

La parola “Tacheles” deriva dallo yiddish tachlît, che significa “scopo, obiettivo”. In tedesco “Tacheles reden” significa parlare senza mezzi termini. “Tacheles” potrebbe dunque significare schiettezza. La scelta del nome non è anodina, se si pensa che lo squat è nato ai tempi della RDT, in cui la libertà di espressione si pagava a caro prezzo. Ho già avuto modo di parlarne, quando ho raccontato del gruppo Silly: per aggirare la censura del regime, gli artisti della RDT dovevano nascondere i loro messaggî in allusioni e doppî sensi. “Tacheles” è dunque un nome ironico.

 

 

 

Originariamente gli edificî ora occupati dagli artisti facevano parte di una galleria commerciale costruita in acciaio e cemento all’inizio del secolo ventesimo, l’ultima grande galleria commerciale costruita in Europa. Negli anni ’20, fu spazio di esposizione per i prodotti dell’azienda AEG e fu perciò battezzata anche “Casa della tecnica”. Negli anni ’30 fu utilizzata sempre più spesso dai nazisti, che durante la seconda guerra mondiale utilizzarono le soffitte della ex-galleria per la detenzione di prigionieri di guerra francesi.

 

Nonostante i danni riportati durante la seconda guerra mondiale, gli edificî poterono essere utilizzati anche nel dopoguerra. Negli anni ’70 furono però dichiarati inagibili e ne fu pianificata la demolizione. I lavori di smantellamento iniziarono nel 1980: i locali dovevano essere demoliti per tranche progressive. La parte oggi rimasta doveva essere demolita nel 1990, ma fu occupata da un gruppo di artisti nel febbraio dello stesso anno.

 

 

 

In seguito a trattative con la commissione edilizia del quartiere Berlin-Mitte, il gruppo riuscì a rinviare i lavori di demolizione e ad ottenere una nuova perizia statica, la quale ebbe esito positivo. L’edificio è da allora tutelato dai Beni Culturali. Gli artisti della Tacheles hanno dipinto i muri esterni con graffiti e installato nei varî locali ancora intatti i loro atelier. Inoltre hanno messo in funzione un cinema, un teatro e persino un bar e una pizzeria al pian terreno.

 

 

 

Céline ed io siamo tornati a visitare la Kunsthaus con un po’ più di calma il giorno. Era la prima volta che entravo in uno squat, chissà perché poi… A Parigi sono passato un sacco di volte davanti all’Électron libre (per chi ci è stato, è in rue de Rivoli, e lo si riconosce subito, perché gli artisti hanno ricoperto la facciata dell’edificio con un faccione di cartapesta), ma non ci sono mai entrato. Io e miei blocchi del cavolo, per fortuna ogni tanto c’è qualcuno con me che mi scuote. Abbiamo visto diversi atelier e in alcuni l’artista era al lavoro.

postato da: weingarten alle ore 07:04 | Permalink | commenti (2) | commenti (2) (popup)
categorie: berlino

Commenti
#1    07 Maggio 2009 - 19:45
 
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#2    07 Maggio 2009 - 19:48
 
Scusa, non ti ho linkato il sito!!
Ciao, TRIVAGO.
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