Ad ogni curva la sagoma scura di una pala eolica emerge come una piccola discontinuità nel buio. Guido dorme sul sedile accanto, mentre io guido, sforzandomi di non imitarlo. È il 20 novembre e stiamo tornando da Lipsia, dove ho sostenuto un colloquio in vista di uno stage da effettuare in una piccola casa editrice. Prima di rientrare a Schmochtitz, devo fermarmi a Bautzen, dove il mio compagno di viaggio ha un piccolo impegno con la famiglia e un gruppo di amici. Giunti a destinazione, Guido mi chiede se voglio restare un po’ e mangiare qualcosa con loro. Mi fermo volentieri.
Un minuto più tardi mi ritrovo per le mani una tazza fumante di vin brulé (che qui si chiama Glühwein) a guardare mamme e bambini preparare gli Adventskranz. Le corone dell’Avvento sono un’usanza vecchia ormai di quasi duecento anni; nata in ambiente protestante, si è successivamente diffusa anche presso i cattolici tedeschi e austriaci. Le corone sono fatte di ramoscelli d’abete intrecciati, a cui vengono applicati diversi elementi decorativi: nastri, pigne, ma soprattutto – non possono mancare – quattro candele, una per ogni domenica dell’Avvento. Il principio è simile alla Chanukah ebraica: la prima domenica di Avvento si accende la prima candela, la seconda domenica se ne accendono due e così di seguito fino alla quarta domenica, quella che precede il Natale, in cui le candele accese sono quattro. Le corone ora sono quasi pronte, così vado ad aiutare gli uomini, che sono rimasti in casa con i bambini più piccoli e stanno preparando la cena.
L’indomani è Buß- und Bettag (lett. “giorno di penitenza e di preghiera”), una festività del calendario liturgico protestante, ma anche giorno festivo in Sassonia. Maria mi accompagna da Martina e Robertus, che da qualche anno approfittano del giorno festivo per preparare una dozzina di Stollen, uno dei dolci tipici del periodo natalizio. Potrò assistere alla preparazione, dare una mano e persino ripartire per l’Italia con una di quelle ghiottonerie in valigia. In Sassonia è particolarmente apprezzato. Del resto i sassoni si vantano di averlo inventato e a Dresda c’è ancora chi racconta di quella volta che Augusto il Forte fece confezionare un enorme Stollen di quasi 2 tonnellate…
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Il 20 e 21 novembre sono stati soltanto l’atto primo di una luminosa kermesse. In questi giorni infatti lo spettro della Gemütlichkeit natalizia si è impossessato di una parte cospicua del mio tempo. Definire che cosa sia gemütlich è un’impresa ardua, anche perché è un termine che nella lingua italiana ha diversi equivalenti, nessuno dei quali tuttavia è in grado di esprimere a pieno l’intera gamma di significati che in questa parola si saldano indivisibilmente. A questo proposito rimando ad un acuto e divertentissimo post di Chiara da Vinci su Egolalia chiara e tonda, in cui è ben tratteggiato l’atteggiamento dei tedeschi in merito a festività come Pasqua e Natale. Un atteggiamento che consiste specialmente nel dare valore alla Stimmung – altro termine pressoché intraducibile – e nel crearla con largo anticipo.
I tedeschi, almeno nell’ambiente che frequento in questo periodo, comprano pochissime cose già pronte, preferiscono confezionare dolci e decorazioni da sé. Spesso neppure i materiali di cui servono sono comprati: le pigne e i ramoscelli d’abete si possono raccogliere anche durante una passeggiata nel bosco, mentre oggetti che non si usano più possono ritornare utili per delle decorazioni originali. Ho visto degli Adventskalender (un’altra bella tradizione di cui racconta Isadora) costruiti recuperando delle scatolette che prima contenevano bustine di tè.
Per me si tratta di un’esperienza nuova e devo ammettere che mi sta trasmettendo buone sensazioni, forse anche perché è il primo Natale che sto vivendo in funzione delle aspettative dei più piccoli. Domani per esempio sarò san Nicola e andrò a trovare i bambini dei miei colleghi, che abbiamo invitato a festeggiare qui a Schmochtitz. Mi torna in mente mio padre, quando si presentò alla scuola materna di mia sorella vestito da Babbo Natale e, anche se potrà sembrare ridicolo, mi sembra di essermi inoltrato di un altro passo nell’età adulta.
[Nel prossimo post pubblicherò la ricetta per preparare lo Stollen (sì, Martina e Robertus me l'hanno trascritta); qualche giorno prima di Natale verrà il turno dei Weihnachtsplätzchen, i biscotti natalizî rigorosamente fatti in casa.]
