lunedì, 30 giugno 2008

Zwischen zwei Zügen - Parte VIII

Lezioni di tifo

Nel tardo pomeriggio il centro di Lipsia è già percorso in lungo e in largo da sciami di tifosi. Tra l’Augustusplatz e la stazione ferroviaria è tutto un fermento di cori, bandiere e giovani con i capelli o il volto dipinti di nero, rosso e oro; in mezzo ai tricolori tedeschi sventola timida, ma indisturbata, anche qualche bandiera spagnola. Alla gelateria San Remo e negli altri ristoranti dotati di maxi-schermo gli unici tavoli liberi sono riservati: volevi mangiare una crêpe? Niente da fare. All’angolo tra la Grimmaische e la Nikolaj-Straße ti ferma magari un gruppetto, che vuole i pronostici dei passanti sull’esito della finale. Gli interessano soprattutto i pronostici degli stranieri; ma come fare a individuarli in una città variopinta come Lipsia? Devono aver fatto già un bel po’ di buchi nell’acqua. Mi hanno lasciato passare indisturbato e interpellano un ragazzo con un fisico da Masai che cammina non lontano da me, per poi scoprire che è nato qui…

Sistemate le commissioni che mi hanno attirato in centro, prendo il tram per Markkleeberg. Guarderò la partita in compagnia di amici e conoscenti che abitano nella periferia Sud. A tratti sulla Karli il tram procede a passo d’uomo, ché la gente, assembrata di fronte alle terrazze dei pub, ha invaso anche la strada e i capannelli arrivano a lambire le linee dei binarî. La febbre del calcio si fa sentire anche in vettura. Gruppi di ragazze e ragazzi strombazzano e intonano canti da stadio. Il ritornello di Nel blu dipinto di blu è diventato un meno poetico “Finale, o-oh…”. Una ragazza si è travestita da bandiera: reggiseno nero e slip rossi, le gambe tinte di giallo, i fianchi di rosso e le spalle di nero. L’idea è divertente, peccato che passi il suo tempo a urlare dentro una trombetta, producendo un suono che fa pensare a un’oca torturata a morte. I miei timpani hanno provato immensa gratitudine, quando finalmente è scesa.

A Connewitz Kreuz scendo anch’io, ché qui devo cambiare. La festa continua, l’affluenza cresce. Già all’inizio di giugno, uno dei ristoranti ha sconfinato su un giardinetto pubblico, installandovi uno schermo gigante e ricoprendo lo spazio residuo di tavole e panche, oggi occultate dalla folla. Due Imbiss hanno il loro bel daffare a rifornirla di birra, Currywurst e gelati. Frattanto arriva il 9, che mi porta verso lidi più tranquilli, a Markkleeberg West. Qui i miei amici hanno già messo all’opera il barbecue e, prima del fischio d’inizio, possiamo concederci un paio di Bratwurst mit Senf all’aperto. Alle 20:45 siamo tutti ai nostri posti, con la nostra brava bottiglia di Radeberger a portata di mano. I bambini – per loro succo di frutta – fanno meraviglie, vedendo che gli spagnoli non cantano l’inno. Gli spiego che per la Marcha Real un testo ufficiale non c’è e i giocatori al massimo potrebbero cantare “na, na, na…”; sarebbe divertente aber nicht so feierlich. Poi viene il turno dell’Einigkeit und Recht und Freiheit e la telecamera inquadra uno ad uno i giocatori della selezione tedesca. I bambini conoscono i nomi di tutti, ma pendono soltanto dalle labbra di Michael Ballack e Jens Lehmann.

La partita comincia e nei primi dieci minuti le due squadre sembrano equilibrate, anzi è la Germania a creare la prima occasione: Miroslav Klose intercetta un passaggio a pochi metri dall’area spagnola e riesce ad avvicinarsi pericolosamente alla porta di Iker Casillas, ma, braccato da Puyol, non riesce a coordinarsi per il tiro. La partita per il momento non è molto divertente: Casillas rinvia un paio di volte direttamente nelle braccia di Lehmann e i tedeschi provano a venire avanti, ma mancano di precisione. Nonostante il pericolo appena corso, gli spagnoli continuano a palleggiare a qualche metro dalla loro area. Il pubblico tedesco fischia, ma quella della difesa spagnola non è melina: sembra quasi l’inspirazione del felino, prima di lanciarsi a colpo sicuro sulla preda. Appena uno dei centrocampisti spagnoli è in posizione, dalla difesa parte un passaggio basso che puntualmente lo raggiunge; segue uno spiazzante cambio di ritmo, con accelerazioni sulle fascie, combinazioni e cambî di gioco brillanti, scambî veloci e sempre precisi, con Xavi Hernández e Fernando Torres che arrivano più volte al tiro.

Gli spagnoli toccano meno palloni, ma sono più precisi e bloccano sul nascere buona parte delle azioni avversarie, intercettando molti dei passaggi tedeschi. Rigiocano subito la palla e si rendono pericolosi, costringendo Lehmann a metterci la pezza in un paio di occasioni. Nelle file tedesche si comincia a intravedere qualche segno di frustrazione, la Spagna al contrario cresce e continua a recuperare palloni, fino alla rete di Torres: recupero a metà campo, la difesa e il centrocampo iberico fanno girare la palla con l’abituale precisione, in cinque passaggi il pallone viaggia dalla trequarti spagnola a quella tedesca; poi tocco velenoso in profondità per Torres, che batte Philipp Lahm in velocità e bluffa Lehmann in uscita. È il 33° minuto. In sala qualcuno ha persino applaudito. C’è un po’ di delusione nell’aria, tanta ammirazione per gli spagnoli e la rassegnata consapevolezza che questa sera la nazionale non è all’altezza della situazione. Con noi c’è una signora che ha fatto battute scherzose per tutta la partita e ora canzona il marito: “Su, dài, non essere triste”. “No, sta’ tranquilla, per quello aspetto il 2 a 0”, le risponde lui.

Quel che resta del primo tempo se ne va indolore, pur con qualche spavento nei paraggi di Lehman. All’intervallo stappiamo altre birre e parliamo di tutto, ma non di calcio, e faccio conoscenza con un simpatico signore, che da un anno insegna in una scuola tedesca a Istanbul. Poi inizia il secondo tempo. Siamo curiosi di vedere se dopo l’intervallo è cambiato qualcosa: l’atteggiamento delle due squadre, l’assetto tattico, qualche uomo nuovo in campo. Effettivamente c’è Marcell Jansen, che ha preso il post di Lahm; probabilmente Joachim Löw vuole mettere un po’ di pressione in più sulla fascia sinistra. Sembra una buona mossa, nei primi 15 minuti i tedeschi si difendono meglio e riescono persino a rendersi pericolosi: Klose recupera un pallone nei pressi della bandierina del calcio d’angolo e lo mette in mezzo, Ballack lo indirizza di prima verso la porta di Casillas, ma il tiro, seppur di poco, si spegne sul fondo, insieme alla grinta e alla lucidità dei tedeschi.

Il tempo stringe, i tedeschi si fanno prendere dal panico e non riescono più a costruire gioco offensivo. Gli spagnoli dilagano e sprecano molto: Marcos Senna, all’origine di una splendida combinazione, non riesce a deviare in porta il pallone che Xabi Alonso gli ha appena appoggiato di testa nell’area piccola di Lehmann. Anche gli spagnoli ora hanno un paio di uomini freschi in campo. Löw dal canto suo prova ad aggiungere una punta, ma, per non scoprirsi troppo, sceglie di non togliere un difensore: esce Thomas Hitzlsperger; il pubblico si aspetta l’ingresso di Mario Gómez, ma l’allenatore tedesco gli preferisce Kevin Kuranyi. Con un centrocampista in meno la Germania si rivela ancora più affannata e incapace di manovrare: davanti ci sono due punte, ma i palloni non arrivano, mentre gli spagnoli continuano a tenere alto il ritmo e ad impegnare la retroguardia avversaria. Poi Klose lascia il posto a Gómez, ma non cambia nulla. Il triplice fischio dell’arbitro Rosetti mette fine all’incontro e la Spagna è campione d’Europa.

Matthias stacca il proiettore, prima che inizino le premiazioni. Tutti sono d’accordo nel dire che gli spagnoli hanno meritato la vittoria. Nessuno però critica i giocatori tedeschi e tanto meno il loro allenatore. Scambio un paio di battute con gli altri, poi saluto e mi dirigo alla fermata del tram. Passa qualche auto: alcune dànno fiato ai clacson e mi accorgo che nessuno ha ritirato le bandiere. Arrivano un paio di ragazzi giovani in bici e esultano: “Vice-campioni!” È la prima volta che la sento, questa… A casa sento qualche botto e ho qualche dubbio: stanno semplicemente facendo scoppiare i petardi che si erano procurati in caso di vittoria o stanno festeggiando il secondo posto?

***

Stamane mi sono alzato e sono andato al lavoro. Alle finestre ho visto ancora le bandiere e anche sulle auto e le biciclette. Al lavoro i colleghi hanno l’aria un po’ delusa, eppure orgogliosa. Parlano bene degli spagnoli ed è chiaro che per loro, che pure avevano sperato in una vittoria, il secondo posto non è una magra consolazione, bensì un traguardo. Questa compostezza mi piace e mi fa pensare che molto spesso in Italia non sappiamo perdere, che anzi altrettanto spesso non sappiamo neppure vincere. Ripenso ai cori di Verona, nella notte tra il 9 e il 10 luglio di due anni fa, in cui si dava della meretrice alla madre di Zidane. E penso ai gestacci di alcuni amici in autostrada, ogni volta che avvistavano un auto con la targa francese. Penso a mille altri modi di denigrare gli avversarî, invece di far festa, e allo stesso tempo penso a quel compostissimo: “Sie haben es verdient”(1) seguito dalle clacsonate e da sana gaiezza. E mi dico che forse sì, in confronto ad altri popoli facciamo un po’ pena.



  1. Sie haben es verdient: se lo sono meritati.

postato da: weingarten alle ore 15:11 | Permalink | commenti (8) | commenti (8) (popup)
categorie: ricordi, calcio, europa, incontri, germania, zzz , europei, confini e oltre

Commenti
#1   30 Giugno 2008 - 19:14
 
beh il gesto di zinedine zidane è stato veramente vergognoso e un antipatia atavica verso i francesi un pò cel'ho... però francamente beh ho sempre ammirato la capacità dei tedeschi di vedere sempre il lato positivo delle cose, il che gli ha permesso nel secolo passato, nel bene e nel male di risollevarsi da due guerre mondiali in cui avevano perso praticamente tutto.

vorrei riuscire anche io in questa impresa. voglio riuscirci.

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#2   30 Giugno 2008 - 19:35
 
si, se lo sono meritati. io tifavo spagna, e anche chi abita con me, quindi eravamo tutti allegri e di buonumore. pero' i tedeschi non sono tutti e sempre cosi' corretti come li descrivi tu. da quando abbiamo vinto i mondiali nella civilisima germania spesso trovavo la mia macchina (con targa italiana) coperta di sputi o chewing gum, e conosco personalmente gente che non ha messo piu' piede in una pizzeria..ecco, ci sono anche quelli che lo prendono un po' troppo sul serio.
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#3   01 Luglio 2008 - 02:53
 
la madre dei coglioni è sempre incinta ancorablu.


ciao ero berenice78... etc etc etc


bacioni... un pò di pazienza e vi addo tutti nei link e negli amici.

bacioni
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#4   01 Luglio 2008 - 11:12
 
@ancorablu: lo so, fai bene a precisarlo, io descrivo solo quello che ho visto quest'anno e cerco di trarne una lezione; quanto al 2006, il mondiale era a casa loro, i tedeschi ci credevano tantissimo, ma noi gli abbiamo rovinato la festa e loro l'hanno presa malissimo; certamenti quelli degli sputi e delle gomme si meritano una tirata d'orecchî, per non dire, in qualche caso, un bel ceffone; anche quella volta però in Germania hanno festeggiato la loro squadra e il terzo posto come un gran risultato; sono convinto che da noi non avremmo reagito così, soprattutto se quando vinciamo ci divertiamo di più a insultare i francesi che a festeggiare gli azzurri...

P.S.: dal post non si capisce, ma tifavo Spagna anch'io.

@beren: antipatia per i francesi? Perché?
Su Zidane: il gesto è stato vergognoso, sì, ma mi pare che l'abbia pagato salato (è stato espulso, la sua squadra ha perso la finale e lui ha concluso la carriera in maglia blu con poco onore); anche se non avesse pagato, sua madre non c'entra e chi insulta le madri è sempre un coglione (lui, non sua madre).
Inoltre quella notte c'era di meglio da fare che cantare l'inno alla meretrice. A me sono piaciuti di più quelli che si sono impadroniti dei carri della Carmen all'Arena e se li sono portati in giro per mezza città (parlo sempre di Verona).
Detto questo, Materazzi non mi ha fatto pena; comunque al posto di Zizou avrei lasciato correre e avrei aspettato la prima occasione per infilare una banana e un po' di zucchero nel serbatoio dell'auto del Matrix, ché anche vendicarsi è un'arte.

P.S.: grazie per l'invito sul nuovo blog.
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#5   01 Luglio 2008 - 14:07
 
la mia esperienza di tifo in Germania è senza dubbio un po' falsata dalla situazione anomala di Friburgo, città nella quale vivevo. non solo è una tipica città universitaria, perciò stracolma di studenti stranieri, ma è anche al confine con Francia e Svizzera, quindi vive un rapporto tutto suo col 'diverso'.
noi andavamo a vedere le partite nella pizzeria di un italiano che incarnava (un po' forzatamente per certi versi) tutti i cliché tipici dell'italiano all'estero, e i tedeschi venivano per assistere al folklore. si divertivano, magari ci sfottevano pure, ma il tono era sempre divertito da entrambe le parti.
in occasione della finale Germania-Brasile ai mondiali coreani, noi ci presentammo con le magliette verdeoro (ehm... di Ronaldo, è la nemesi), il Brasile stravinse e anche lì fu un coro di sie haben es verdient. non so più quanta gente ci strinse la mano e noi lasciammo credere a tutti di essere brasiliani (ben felici per una volta di non essere scambiati per terroristi mediorientali).

dopo Italia-Spagna mio marito qua ha fatto tutt'altre esperienze, non so se è stata solo sfortuna.
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#6   01 Luglio 2008 - 14:47
 
mah è che hanno sta puzza sotto il naso.
comunque francamente non me ne importa un fico secco, il mio tifo calcistico è piuttosto tiepido, che ha vinto la spagna l'ho saputo da te hihihihih.

si c'è modo e modo di comportarsi e vendicarsi su questo siamo d'accordo. e noi italiani purtroppo sappiamo sempre distinguerci non ostante siamo anche conosciuti per la finezza delle nostre arti e del nostro design. Ma vabbé.

qui fa un caldo bestiale.

essere una nuova donna purtroppo non mi ha fatto conquistare un'autorefrigerazione spontanea delle membra.
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#7   01 Luglio 2008 - 17:43
 
@chiara: bella anche la tua storia. Friburgo mi incuriosisce; è a poco più di un'ora di treno da Strasburgo, mi sa che la prossima volta che l'università mi attira da quelle parti ci faccio un salto.

@Gertrud: a prescindere dal calcio, i francesi sono complicatissimi (basta pensare a come contano) e spesso talmente polemici da risultare persino buffi (se sei d'accordo con loro su qualcosa, in genere ci ripensano, pur di continuare la querelle), ma quello della puzza sotto il naso è un cliché come il basco e la baguette sotto il braccio. ;)

P.s.: Fa caldo anche qui, ma fuori città abbiamo un bel lago e, quando proprio non si regge più, si può andare a fare un bel bagno, senza bisogno di code in autostrada. Questa città è proprio uno spettacolo.
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#8   01 Luglio 2008 - 20:09
 
un pò come il nostro pizza mafia e mandolino.;)

p.s. che bello essere chiamata con il mio nome...ed essermi spogliata di ogni maschera.
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