domenica, 23 dicembre 2007

Biscotti natilizî tedeschi e alsaziani

Sono tornato in Italia ieri l'altro. Gli ultimi giorni in Germania sono stati una folle corsa contro il tempo: termina il lavoro, sbriga le ultime formalità per l'Agenzia nazionale, prepara la partenza, cerca di rivedere un po' di persone, ecc. Obiettivi raggiunti soltanto in parte (mi sono portato del lavoro a casa e appena possibile lo spedirò alla mia vecchia organizzazione; non parliamo poi delle persone che non sono riuscito a vedere...).

Terzo giorno in Italia. Per il momento ho visto solo le mie sorelle, i miei vecchî e un amico che ripartiva ieri per Chicago, dopo aver lavorato qualche mese a Venezia. Prima o poi mi farò vivo anche con gli altri amici e parenti. Domani intanto mi aspetta il pranzo di Natale dalle mie sorelle – lo anticipiamo, perché il 25 lavorano entrambe. Ho parcheggiato lo Stollen da loro, a Venezia. In qualche modo è sopravvissuto alla delicatezza neanderthaliana degli addetti alla sicurezza degli aeroporti di Dresda e Zurigo e potremo inaugurarlo domani.

Oggi sono andato a ripescare le ricette dei Weihnachtsplätzchen, altra specialità natalizia dell'area di lingua tedesca (in Svizzera li chiamano anche Weihnachtsguetsli), per farne qualche infornata tra Natale e Capodanno. Ho tradotto qualche ricetta, che pubblico di seguito. La mia fonte è Allemagne au max, un forum a cui ho partecipato fino a qualche tempo fa. Sono quasi tutte ricette di Sophie, detta anche Sonka. Il sito ne contiene molte altre, perché di questi biscottini fatti in casa esistono innumerevoli varianti. È possibile che ne pubblichi altre in seguito, casomai interessassero a qualcuno. I Plätzchen infatti non si mangiano soltanto a Natale e, riposti in una buona scatola di latta, al riparo dalle fonti di luce, calore e umidità, si conservano a lungo.


***

Spitzbuben (Fanti di picche) (1)

200 g di burro
125 g di zucchero
300 g di farina
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di scorza di limone
1 cucchiaio di succo di limone
100 g di marmellata a scelta
zucchero a velo

Lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente e lavoratelo insieme allo zucchero, sino ad ottenere una crema. Incorporate la farina, il sale e la scorza di limone. Mescolate per bene, sino a che la pasta non inizia a sbriciolarsi. A questo punto aggiungerete il succo del limone e, senza amalgamare, formerete una palla, che lascerete riposare in frigorifero per un ora.

Preriscaldate il forno a 150° C. Appiattite la pasta, sino ad ottenere una sfoglia di circa due millimetri di spessore. Con una forma o un bicchiere ritagliate la pasta a dischetti. Sulla metà dei dischetti ricaverete un foro centrale.

Infornate tutti i dischetti e lasciateli cuocere per circa un quarto d'ora. All'uscita, spalmate di marmellata i biscotti senza il foro e ricopriteli con i dischetti rimasti.Spolverate infine con zucchero a velo.

***

Schoko-Nuss-Herzchen (Cuor di nocciola e cioccolato)

100 g di nocciole tritate
3 chiare d'uovo
120 g di zucchero
150 g di cioccolato fondente a scaglie
1 cucchiaio di caffè istantaneo
1 bustina di zucchero vanigliato
1 pizzico di sale
175 g di farina
½ bustina di lievito chimico

Montate a neve le chiare e incorporate gradualmente lo zucchero, le nocciole, il cioccolato, il caffè, lo zucchero vanigliato e il sale.

A parte, mescolate il lievito alla farina e incorporate il tutto alla preparazione.Coprite e lasciate riposare in luogo fresco per almeno un'ora.

Preriscaldate il forno a 200° C. Stendete la pasta e formate una sfoglia dello spessore di circa 3 mm. Con una forma ritagliate la pasta a cuoricini, infornateli e lasciateli cuocere per circa 10 minuti.

***


Zimtsterne (Stelle alla cannella)

3 chiare d'uovo
1 pizzico di sale
450 g di nocciole tritate
375 g di zucchero a velo
1 o 2 cucchiaî di cannella
1 cucchiaio di kirsch
1 cucchiaio di succo di limone

Montate le chiare, lo zucchero e il sale. Mettete da parte un terzo della neve ottenuta (vi servirà successivamente per il glassaggio).

Aggiungete ai restanti due terzi: la cannella, il succo di limone, il kirsch e le nocciole e amalgamate.

Con un mattarello bagnato stendete la pasta su una superficie liscia e inumidita, così da ottenere una sfoglia dello spessore di 1 cm. Ritagliate la sfoglia a stelle, spennellatele con il glassaggio e lasciatele asciugare a temperatura ambiente per almeno 3 ore (se possibile, anche tutta la notte).

Preriscaldate il forno a 140° C. Fate cuocere le stelle per 25 minuti.

***


Tigeraugen (Occhi di tigre)


250 g di farina
1 cucchiaio di lievito chimico
175 g di zucchero
1 bustina di zucchero vanigliato
1 uovo
150 g di polvere di nocciole
1 pizzico di sale
125 g di burro
150 g di marmellata di mele cotogne (senza pezzi di frutta)

Amalgamate la farina, il lievito, lo zucchero, lo zucchero vanigliato, l'uovo, le nocciole, il sale e il burro, sino ad ottenere una pasta omogenea. Lasciate riposare il tutto in frigo per circa mezz'ora.

Preriscaldate il forno a 200° C. A partire dalla pasta modellate delle palline della dimensione di una noce e ricavate una depressione all'interno di ogni noce, affondando il pollice nel mezzo di questa. Infornate le palline-noce per un quarto d'ora scarso.

Nel frattempo riscaldate la marmellata a fuoco lento, in modo tale che diventi liquida. Versatela dunque in una tasca da pasticcere, con cui andrete a riempire le depressioni ricavate nei biscotti sfornati. Questa operazione potrà essere effettuata soltanto quando i biscotti si saranno completamente raffreddati. Una volta effettuata la farcitura, sarà necessario attendere che si sia raffreddata anche la marmellata.

***


Mandelknuspertalen (Croccanti alle mandorle)

50 g di burro
2 cucchiaî di succo di mele
1 bustina di zucchero vanigliato
100 g di zucchero
60 g di farina
75 g di mandorle a scaglie
25g di polvere di mandorle

Fondete il burro in una pentola, aggiungete il succo, lo zucchero vanigliato e lo zucchero e mescolate. Togliete la pentola dal fuoco e aggiungete la farina. Con delicatezza aggiungete tutte le mandorle a scaglie e in polvere. Lasciate riposare la pasta per circa 30 minuti a temperatura ambiente.

Preriscaldate il forno a 200° C. Disponete della carta da forno su una teglia e con un cucchiaio di caffè distribuite la pasta in piccoli mucchî, tra loro distanti circa 10 cm. Infornate e lasciate cuocere per circa 10 minuti. Lasciate raffreddare i biscotti prima di toglierli dalla teglia.

***

Dolcetti alsaziani all'anice


250 g di zucchero
300 g di farina
20 g di semi d'anice
3 uova

Sbattete le uova per una ventina di minuti insieme allo zucchero. Aggiungete l'anice e incorporate gradualmente la farina. Con una tasca da pasticcere distribuite l'impasto a piccoli mucchi su una teglia da forno imburrata e infarinata.

Lasciate riposare per 4 o 5 ore, quindi infornate a 170° C e lasciate cuocere sino a che non vedrete il dorso dei biscotti imbrunire. Sfornate e attendete che si siano raffreddati prima di staccarli dalla teglia.


(1) In tedesco la parola Spitzbube designa anche un poco di buono.

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categorie: gastronomia, tradizioni, alsazia, sassonia
martedì, 12 giugno 2007

Di palo in frasca e di Paolo in pollo

Il 2 settembre 1870, a Sedan, le truppe di Napoleone III capitolarono di fronte all’esercito prussiano. L’imperatore fu fatto prigioniero e condotto al castello di Kassel, in terra prussiana. Il 10 maggio dell’anno successivo fu firmata la pace di Francoforte: la Francia sconfitta riconosceva il neonato Deutsches Reich, si impegnava a pagare danni di guerra per 5 miliardi di franchi d’oro e cedeva al nemico l’Alsazia, meno Belfort, e parte della Lorena.

 

Per Pierre Lagarde, modesto cittadino di Obernai, questo significò cambiare cognome. I funzionarî dello Stato Civile tedesco si preoccuparono di tradurre “la sentinella” nella loro lingua: Pierre Lagarde divenne Peter Wache, mentre la città fu ribattezzata Obernheim.

 

Ai francesi non andava giù che i tedeschi avessero cambiato nome a Obernai e nel 1914 non persero l’occasione per entrare nel primo conflitto mondiale e prendersi un’agognata e sanguinosa rivincita sui rivali d’oltre Reno. Questi avevano già ribattezzato tutti i villaggi nei territorî perduti ed avevano appena iniziato con le singole contrade.

 

In seguito al Trattato di Pace di Versailles, l’Alsazia e la Lorena tornarono sotto l’amministrazione francese a partire dal 1920. Obernheim tornò a chiamarsi Obernai e Peter Wache cambiò ancora nome. I funzionarî francesi furono tuttavia più sbrigativi e lo inserirono nei loro registri con il nome di Pierre Vache. Da “sentinella” a “mucca”: in fondo la guerra era finita…

 

Non per molto tuttavia. Dalle parti di Obernai/Obernheim la gente si era abituata alla vista delle truppe in movimento e alle frontiere slittanti. Ci mancava soltanto che si spostasse il Reno – per meno di questo non avrebbero scomodato un’oncia del loro stupore. Ma il Reno non mutò corso, la linea Maginot mantenne la posizione e nel 1940 l’Alsazia era nuovamente occupata dalle truppe tedesche, riversatesi nel Paese attraverso il Belgio.

 

I funzionarî della Leva militare tedesca si presero la briga di tradurre i cognomi dei giovani maschi abili al combattimento, prima di arruolarli di forza nei loro battaglioni. Paul Vache, pronipote di Pierre, divenne Paul Küh, soldato semplice suo malgrado.

 

A guerra finita, l’Alsazia tornava francese. Paul Küh, che ancora si chiedeva com’era riuscito a salvare la pelle, dovette ancora cambiare cognome. Peccato per lui che l’orrore dei funzionarî francesi per le lingue straniere fosse e sia ancor oggi proverbiale. Difatti, chi altri avrebbe potuto tramutare una “mucca” in un “deretano”?

 

Ho riprodotto qui, un po’ riarrangiata, questa storiella che girava qualche mese fa sull’internet francofona. Malgrado i riferimenti storici si tratta – l’avrete intuito – di mera invenzione, di un piccolo divertissement.

 

Pare che il mio cognome abbia subito una sorte analoga. Così ci ho ripensato qualche giorno fa, raccontando in tedesco a un paio di commensali come i funzionarî dello Stato Civile dell’Italia unificata avessero trasformato il mio cognome, che in dialetto veneto vuol dire “s. Paolo” (riferimento a una parrocchia o forse – e qui mi allargo – a uno dei sestieri di Venezia?) e che gli austriaci avevano lasciato tal quale, nel ben più saporito “Hähnchenbein”.

 

 

Pazienza, a me san Paolo sta pure un po’ antipatico.

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categorie: ricordi, alsazia
venerdì, 25 maggio 2007

Sous le ciel de Paris

Sono arrivato poco fa a Parigi. Sono passato all’albergo dove lavora Barbara – e dove ho lavorato anch’io, per un periodo – e ho recuperato le chiavi dell’appartamento, un 2 pièces molto carino nel IX arrondissement, a meno di 1 km dalla Butte Montmartre. Ora mi preparo per uscire. Passerò alla boutique di Pascale a St-Sauveur, sperando di trovarvi anche Édouard, poi andrò a prendere Barbara al lavoro e usciremo per una serata tra vieux copains in un ristorante del Sentier, che ancora non ho provato.

 

Il capitolo esami per ora è archiviato, avrò i risultati tra qualche giorno e per ora non ci voglio pensare. In questi cinque giorni a Strasburgo ho avuto modo anche di godermi la città, che trovo stupenda e cui credo dedicherò un post con foto al rientro in Germania.

 

Ho anche fatto rifornimento di libri in francese, ma credo dureranno poco, dato che ne ho già letti due e che sono a buon punto del terzo. Uno è scritto da un autore finlandese, Arto Paasilinna. Si intitola La forêt des renards pendus (in Italia edito da Iperborea, con il titolo Il bosco delle volpi – non chiedetemi il titolo originale in finnico...) ed è il primo libro di Paasilinna che provo a leggere, incoraggiato dai commenti entusiasti di un’amica. Ho anche trovato finalmente Foxtrot, un disco lanciato nel ’72 dai Genesis (il loro quarto lavoro, se si tiene conto di From Genesis to Revelation, il loro secondo gioiello, se si tiene semplicemente conto del mio parere, benché il loro meglio debba ancora venire – i due dischi successivi sono una bomba) e non ho saputo resistere ad una vecchia registrazione dal vivo del trio di Bill Evans al Birdland Club di New York (1960). Un bottino che non vedo l’ora di ascoltare con Guido.

 

Ora eccomi nella capitale. Fuori imperversa un temporale da quasi un’ora, ma sembra stia poco a poco scemando – o quanto meno emigrando verso altri lidi. Meglio così, non mi sono portato l’ombrello e forse non dovrò arrivare dai miei compari tutto inzuppato.

 

P.s.: che seccatura non essere più abituati alla tastiera francese e continuare ad invertire le A e le Q, le M e le virgole, ecc. Se mi è sfuggito qualche errore di battitura in più del solito, è facile immaginare il motivo.

postato da: weingarten alle ore 19:40 | Permalink | commenti | commenti (popup)
categorie: musica, ricordi, letture, parigi, incontri, alsazia


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