Lipsia: Connewitz e Wahren
Il 6 aprile, dopo aver trascorso il week-end nei pressi di Bautzen, sono arrivato finalmente a Lipsia. Abito a Connewitz, un sobborgo della zona sud, e lavoro a Wahren, un quartiere un po’ anonimo nel settore nord-occidentale della città. Se avessi una bicicletta, potrei andare al lavoro attraversando una splendida zona verde lungo la Pleisse (il fiumiciattolo che lambisce Lipsia), ma devo accontentarmi del tram. Il tragitto dura circa tre quarti d’ora. La rete tranviaria e metropolitana di Lipsia presenta qualche analogia con quella di Parigi: ci sono una ventina di linee, che collegano una periferia all’altra; tutte passano per il centro, incontrandosi presso la stazione ferroviaria centrale. Sebbene a frequenza ridotta, i tram circolano anche la notte.
Una vecchia fabbrica in Stammerstraße
Wahren si trova già ai margini della città. In maggio, se il vento soffia nella direzione giusta, le strade sono piene del profumo della colza in fiore. Come Connewitz – e come la maggior parte dei quartieri di Lipsia, centro storico incluso – Wahren è uno strano miscuglio architettonico: gli edificî Gründerstil restaurati, le moderne gallerie commerciali, gli immobili del quarantennio socialista e un catalogo di edificî in rovina, trasversale a tutto il XX secolo, coesistono gli uni accanto agli altri. Rispetto ad altri quartieri della città, Wahren si caratterizza forse per una presenza più importante dell’architettura Gründerstil, rappresentata specialmente da edificî cadenti o mezzo demoliti. È sicuro che chi apprezza il fascino del decay a Wahren non sarà deluso. Per me hanno qualcosa di affascinante anche le vecchie fabbriche tra la Stammer- e la Linkelstraße.
Am Meilenstein: le facciate di due edifici identici, uno dei quali però è stato restaurato
La sintesi dei contrasti mi sembra la categoria più adatta a descrivere questa città e in special modo la sua architettura. Connewitz ne è la parossistica dimostrazione: dalla fitta vegetazione ripariale lungo la Pleisse alle solitudini e ai giardini nei pressi della vecchia centrale termica nella Arno-Nitzsche-Straße, dalle casette variopinte della Leopoldstraße ai blocchi in serie della Hammerstraße, dalla relativa tranquillità della zona dell’ospedale Sankt Elisabeth alla movida della Karl-Liebknecht-Straße, Connewitz presenta mille sfaccettature e tuttavia rimane un insieme coerente, come l’occhio di un insetto.
La facciata di un vecchio immobile a Connewitz
A giudicare dalle facciate degli edificî più vecchî, all’inizio del secolo scorso Connewitz doveva essere un sobborgo abitato da famiglie agiate. Le unghie del tempo e quarant’anni di Geld- e Materialknappheit dopo la guerra hanno grattato via gli intonaci e lasciato in eredità grondaie bucate e vetri rotti, ma anche con tutte le loro ferite – anzi grazie a queste con più poesia – le vecchie dimore continuano a raccontare il prestigio del passato. Alcune sono state restaurate e qua e là si scorge ogni tanto un immobile fasciato dalle impalcature, perciò suppongo che negli ultimi anni i capitali siano tornati a soggiornare anche qui.
Così come è variegato il paesaggio, è variegata anche la demografia del quartiere. Insieme alla limitrofa Südvorstadt, Connewitz è il quartiere che nell’ultimo decennio ha attirato più giovani, in particolar modo studenti. È caratterizzato anche da una significativa presenza di alternativi di varia tendenza, specialmente punk e eredi della new romantic. Il secondo gruppo – se non per importanza, quanto meno per visibilità – è costituito dagli anziani, seguiti dalle giovani famiglie. Non scordiamo inoltre i cani, cari soprattutto agli alternativi e agli anziani, spesso grandi e tranquilli quelli dei primi, piccoli e dispettosi quelli dei secondi. I cani hanno un ruolo sociale non trascurabile, permettendo a individui appartenenti a gruppi diversi di entrare in contatto: infatti, mentre le due bestiole si annusano, non è raro vedere il punk e il pensionato vincere la diffidenza e scambiare cordialmente due parole.
Complice la massiccia presenza giovanile, Connewitz è uno dei quartieri più animati della città. Specialmente la zona Nord, dallo snodo tranviario di Connewitz-Kreuz alla Südvorstadt, è ricca di locali attorno ai quali prende forma la movida musicale della città. Alcune vecchie fabbriche, come il Werk II, sono state recentemente riconvertite e oggi sono culle della scena punk, rock, electro e underground dell’Est della Germania. Il martedì sera da Puschkin, un gradevole caffè in Karl-Liebknecht-Straße, è possibile ascoltare anche musica jazz dal vivo.
Graffiti in Koburger Straße
Connewitz ha anche una parte tranquilla ed è lì che abito, a una cinquantina di metri dall’ospedale. A parte Zest, un ristorante vegetariano con un menu fantasioso e molto ben composto, nella mia zona non ci sono locali. In compenso ci sono molte pompe funebri. Altra presenza costante sono i graffiti: non c’è muro che sia stato risparmiato dagli sprayer. Alcuni sono veri artisti e hanno realizzato pitture murali davvero belle e interessanti. Altri sono inetti imbrattatori che sanno appena scarabocchiare il loro nome e qualche frase o acronimo bislacco. Alcune imprese, invece di opporsi alla spraymania, si sono alleate a questa, commissionando a sprayer professionisti pitture murali da realizzare sulle facciate delle loro sedi.
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…e si disfano, comincia la fine delle città.” Nelle ultime due settimane la mente è corsa spesso a Le città invisibili di Italo Calvino. Sicuramente ciò è dovuto alla mia permanenza a Hoyerswerda, dove abito e lavoro dal 5 settembre. Ai lettori di Brigitte Reimann il nome di questa città, attraversata dalla Schwarze Elster, un affluente dell’Elba, e situata al limite settentrionale della Sassonia, al confine con il Brandeburgo, non tornerà nuovo. Per quanto riguarda me, confesso di avere acquistato Franziska Linkerhand soltanto venerdì scorso. Il romanzo è ambientato proprio a Hoyerswerda, negli anni in cui furono eretti i quartieri operai della Neustadt. Pur essendo incompiuto – la Reimann morì prematuramente nel 1973, a soli 40 anni, prima di poter terminare il romanzo –, Franziska Linkerhand è considerato una delle opere più significative della letteratura della Germania comunista, nonché uno dei più bei romanzi in lingua tedesca della seconda metà del Novecento.
Hoyerswerda oggi denuncia le stesse contraddizioni e la stessa fragilità di molte città sviluppatesi artificialmente, troppo in fretta, legando indissolubilmente il proprio destino alla fortuna di una singola realtà economica. Nel 1954 la città contava circa 9'000 abitanti, nel 1981 la popolazione era cresciuta a 71'000 individui. Questo rapido incremento demografico (+87% in meno di 30 anni, incremento medio di ca. 2'300 abitanti all’anno) è da ricondurre all’apertura di una grande raffineria di carbone in località Schwarze Pumpe, ora frazione di Spremberg. Secondo i piani del regime, Hoyerswerda doveva fungere da Wohnstadt per i lavoratori del mastodontico stabilimento. A est del fiume furono quindi costruiti varî Wohnkomplexe (WK, complessi abitativi), presto occupati dai lavoratori che via via affluivano dai quattro angoli dell’ex-RDT per lavorare nella raffineria. Hoyerswerda era dunque diventata la città con l’età media più bassa e il tasso di natalità più alto di tutto il paese.
Oggi, a passeggiare per le vie della Neustadt, non si può non riconoscere che la città è molto verde e fahrradfreundlich (la città ideale per chi si muove in bicicletta). Al passante può persino capitare qualche bella sorpresa: una delle prime sere, mentre scendevo a piedi lungo una Bautzner Allee deserta, in cui gli unici rumori erano il flap-flap di un grande orologio pubblico a tessere e quello delle listelle dei pannelli pubblicitari, probabilmente spaventata dalla mia vicinanza è sbucata dai cespugli una lepre, che ha preso a correre avanti a me, per poi dare una brusca imbardata e svanire dall’altro lato della strada.
Tra gli edificî, grossi casermoni alle cui finestre campeggiano talvolta luci psichedeliche, si notano molti spazî vuoti, su cui razzolano ruspe e caterpillar. Il casermone a lato magari è fasciato di azzurro. Di qua impalcature, di là macchine per la demolizione. Che significa, che sta succedendo? La città si svuota, oggi conta poco più di 40'000 abitanti e l’Istituto Statistico dello Stato di Sassonia prevede che nel 2020 la popolazione si sarà ridotta a 29'000 individui (le autorità urbane prefigurano uno scenario ancora più pessimista, ipotizzando il raggiungimento di questa quota entro il 2015). Come molte altre località sassoni e sud-brandeburghesi legate all’economia del carbone, dopo la caduta del Muro Hoyerswerda è afflitta da una disoccupazione endemica, tanto più grave dacché la raffineria di Schwarze Pumpe funziona a regime ridotto e ha drasticamente razionalizzato il personale. I giovani partono e in quella che un tempo era la città più giovane della Germania Est un terzo della popolazione ora ha più di 60 anni.
Non potendo arrestare l’emorragia, Hoyerswerda ha iniziato a ripiegare su se stessa. Nella Neustadt si procede dunque a una demolizione programmatica di alcuni WK, altri vengono risanati. Chi rimane sa che prima o poi dovrà lasciare la propria abitazione – conseguenza logica del piano di demolizioni – e trasferirsi in un nuovo appartamento in un immobile restaurato. La notifica del provvedimento, che spesso comporta un aumento delle spese che le famiglie debbono sostenere per saldare l’affitto, avverrà con due anni di preavviso.
Se la Neustadt ha perso in 20 anni circa metà della propria popolazione, le cifre attinenti alla città vecchia rimangono sostanzialmente stabili. Il centro della città vecchia è stato restaurato, appare pulito, ordinato e non privo di una certa bellezza. Ma è desolatamente vuoto. Per le strade la sera non si vede quasi nessuno, i negozî chiudono presto, se si vuole mangiare fuori o anche solo bere un bicchiere, la scelta è decisamente limitata. Nella strada più pittoresca della città, la Lange Straße, si trovano soltanto un ristorante e un piccolo pub. C’è un piccolo lounge-café sulla piazza del mercato e un locale con una clientela piuttosto giovane vicino allo zoo. C’è inoltre un negozio di musica, in cui si trovano strumenti e spartiti, ma nessun luogo in cui acquistare dischi. Il centro, per quanto carino, sembra quello di un paesotto, cui è cresciuta addosso la periferia come un grosso pallone, che ora inesorabilmente si sgonfia.
Dietro ai casi confortanti di Dresda – secondo uno studio congiunto dell’INSM di Colonia e del settimanale di informazione economica WirtschaftsWoche, la più dinamica delle città tedesche quanto a sviluppo economico nel quinquennio 2001-2006 – e Lipsia – pure in crescita – si cela una regione, la Sassonia, minacciata da un incalzante declino economico e demografico. Hoyerswerda è il caso limite, nessun’altra città sassone sta affondando tanto in fretta. Ciò non toglie che anche per Görlitz, Bautzen e ancor più Löbau e Zittau (mi limito qui alla Lusazia) la prognosi sia decisamente negativa. Ma se Bautzen e, soprattutto, Görlitz possono sperare di salvare il salvabile creando un indotto intorno al loro ricco patrimonio culturale, è dura immaginare quale futuro potrebbe reinventarsi una città come Hoyerswerda.
La mente torna nuovamente a Le città invisibili e particolarmente alla citta di Zenobia: “È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desiderî e quelle in cui i desiderî o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.” L’architetto Franziska Linkerhand era entusiasta di poter dar forma a una nuova città, che sarebbe sorta dal nulla. In questa nuova città, negli spazî da lei disegnati, la gente avrebbe assaporato quella libertà, che lei stessa stava assaporando dopo il divorzio. Quarant’anni più tardi, le illusioni di Franziska fanno un triste contrasto, a confronto con il tono rassegnato dei miei colleghi. Mi parlano della loro città e per me è chiaro in quale delle categorie di Calvino le spetti il suo posto.
“Guarda la moschea!” Guido è in vena di scherzi e, mentre siamo fermi a un semaforo, mi indica un punto oltre l’Elba, a filo dei binarî tra la Marienbrücke e la stazione Dresden-Mitte:
Poi mi spiega: si chiama Yenidze, una volta era una fabbrica di sigarette.
Nel 1862 a Dresda fu costruita la prima fabbrica di sigarette tedesca e fino agli anni ’30 la città rimase la Mecca dell’industria del tabacco in Germania, realizzando in alcuni periodi fino al 60% della produzione nazionale.
Nel 1907 l’imprenditore Hugo Zietz, produttore di sigarette per Salem e altre marche, commissionò all’architetto Martin Hammitzsch la costruzione di una fabbrica dall’aspetto orientaleggiante. In due anni fu costruito un edificio in cemento armato – il primo in Germania –, che combinava elementi in stile liberty a suggestioni moresche. L’idea consentì di camuffare le ciminiere, chiamate scherzosamente Minarette (minareti). Senza questo accorgimento non sarebbe stato possibile costruire la fabbrica nei pressi della città vecchia: la costruzione di fabbriche dotate di alte ciminiere, che avrebbero compromesso la silhouette architettonica della città barocca, era vietata dai regolamenti edilizî.
La Yenidze tuttavia faceva un notevole contrasto con l’architettura della Residenzstadt e non mancò di suscitare indignazione. Hammitzsch fu persino radiato dall’albo degli architetti. Per Zietz fu lo stesso un successo: la costruzione di una Tabakmoschee era stata pure una trovata pubblicitaria e la Yenidze era sulla bocca di tutti. La Yenitze non era soltanto una fabbrica, era anche una réclame e per questo doveva essere ben visibile. Di notte due macchine a vapore alimentavano un impianto di illuminazione che rischiarava la cupola, alta 20 metri e ricoperta con lastre di vetro in tre colori differenti.
La Yenidze, all’epoca della sua costruzione la più grande fabbrica di sigarette tedesca, fu acquistata dall’impero Reemtsma nel 1924 e continuò a produrre fino al 1953, fermandosi soltanto per due anni, in seguito ai danni riportati durante i bombardamenti del febbraio ’45. A partire dal 1953 fu sede del Monopolio del tabacco della Repubblica Democratica.
Acquistata da un gruppo immobiliare berlinese dopo la riunificazione, la Yenidze è stata restaurata e riaperta al pubblico nel 1997. Ospita uffici, spazî per meeting e conferenze, un ristorante con terrazza e un Biergarten. Nella cupola, in cui di tanto in tanto si organizzano delle esposizioni, si tengono regolarmente degli spettacoli di arte del racconto: la sera, accompagnati da musicisti, i narratori raccontano fiabe e storie vecchie e nuove a un pubblico di adulti e bambini.