Il 7 gennaio il Viaggio sentimentale ha compiuto un anno. Questo è il primo post dall'inizio del nuovo anno e per l'occasione ho deciso di onorare una specie di tradizione e gettare un'occhiata retrospettiva al mio 2007 virtuale. Non pubblicherò statistiche o chiavi di ricerca e non parlerò neppure dei migliori momenti che questo spazio mi ha riservato lo scorso anno, bensì coglierò l'occasione per rimediare a un paio di stupidaggini che ho scritto, compilando una sorta di Worst of, in cui aggiusto il tiro su un paio di affermazioni inesatte dell'anno passato.
Alcune sono cose di poco conto e non varrebbe neppure la pena menzionarle se non fossero ricorrenti. Infatti non è poi tanto grave aver sbagliato una volta a scrivere il nome di Herbie Hancock, ribattezzandolo Harby. Un po' più fastidiosa era tuttavia la traduzione sistematicamente errata del termine geografico Spree (il fiume che attraversa Berlino e, più a monte, Bautzen), che in Italiano non si chiama Spiria, ma Sprea. Un altro errore frequente è l'utilizzo dell'acronimo francese RDA (République Démocratique Allemande) al posto dell'italiano RDT (Repubblica Democratica Tedesca). Si tratta di una svista comprensibile, poiché, in altra sede rispetto al blog, ho parlato frequentemente di Germania-Est anche in francese, ma non ha certo contribuito a rendere più chiari i miei discorsi.
Veniamo ora alle informazioni errate o inesatte. I post su Berlino ne contengono più di una:
“Altra particolarità del quartiere [il Regierungsviertel]: vi è stata recentemente costruita una nuova stazione ferroviaria, Berlin Hauptbahnhof. Il nuovo snodo ferroviario, entrato in funzione nel 2006, ha reso necessaria la riorganizzazione di tutto il traffico ferroviario della città. Il progetto è stato fortemente criticato, in quanto giudicato una spesa eccessiva ed inutile, specie se comparata allo scarso beneficio recato alla città.”
Su questo punto mi sembra di essere stato un po' sbrigativo e, in un certo senso, parziale. Non sono in grado di stabilire personalmente se la città avesse o meno bisogno di una stazione centrale o se potesse invece servirsi di un sistema simile a quello parigino (la rete ferroviaria della capitale francese, per intenderci, si appoggia a 7 stazioni, in posizione relativamente eccentrata, tra loro collegate per mezzo di autobus, metropolitana o RER; ognuna di queste è responsabile per una parte del traffico ferroviario – così chi va a Bordeaux in genere parte da Montparnasse e chi va a Marsiglia da Gare de Lyon, mentre Gare de Bercy è prevalentemente riservata ai treni notte). In questo caso sarebbe stato più serio da parte mia dare spazio anche alle opinioni di chi era a favore del progetto.
Camminiamo lungo il fiume, diretti a Friedrichstraße. Lungo la Sprea ci sono scorci bellissimi. Non capisco però perché molti si ostinino a chiamare Berlino “Venezia del Nord”, niente a che vedere… che poi, non era Bruges la Venezia del Nord?
Premesso che “Venezia del Nord” è un appellativo che nel tempo si sono guadagnate anche altre città, come Amsterdam, Lubecca e Stoccolma, penso di avere avuto le traveggole quando ho scritto questa frase. Anche a Berlino piace richiamarsi agli splendori di una città dell'area mediterranea, ma non a quelli di Venezia, bensì a quelli di Atene. Spreeathen (l'Atene sulla Sprea) è infatti uno degli appellativi della capitale tedesca, in riferimento soprattutto ai tesori archeologici conservati nei musei della Museumsinsel.
Lasciando Berlino, ci sono ancora due episodî che vorrei segnalare:
“Dalle mie parti la tipica azienda agricola è la grande proprietà in cui si coltivano culture estensive (orzo, frumento, senape, ecc.). Secondo i miei colleghi, la media e piccola proprietà sono quasi inesistenti nelle campagne dell’ex-RDT.”
Del post da cui è tratto questo virgolettato non vado paricolarmente fiero. Quando l'ho scritto, avevo scattato delle foto che volevo inserire nel blog, ma non mi andava di pubblicarle senza accompagnarle con del testo. Il punto è che in quell'occasione non avevo niente di intelligente da dire, tuttavia ho scritto lo stesso e ho parlato molto male degli argomenti che intendevo toccare. Per esempio, quello delle aziende agricole dei nuovi Bundesländer è un argomento che non si può affrontare senza evocare le LPG (unità cooperative di produzione agricola) e le loro trasformazioni a seguito della caduta del regime socialista in Germania-Est. Del resto, questo potrebbe essere un argomento da trattare in uno dei prossimi post.
“Mentre mi dirigo verso la taverna, suonano le campane del Duomo. I rintocchi attutiti dalla nebbia mi ricordano istintivamente Venezia, nelle narici mi sembra quasi di sentire l’aria della Laguna. Sono le nove. A quest’ora, al suono delle campane, i sorabi un tempo dovevano lasciare la città. Da secoli Bautzen, Budyšin in sorabo, è idealmente la capitale di questa piccola nazione slava. I sorabi tuttavia per lungo tempo non ebbero il diritto di abitarne il suolo. Potevano recarsi in città di giorno, per lavorare nei cantieri o per vendere derrate e manufatti, ma allo scoccare delle campane del Duomo, che alle nove di sera suonavano come se stessero chiamando a messa, dovevano tornare ai loro villaggî.”
Questo paragrafo è invece estrapolato da un post di cui sono abbastanza soddisfatto. In questa occasione però ho commesso la leggerezza di utilizzare un'informazione riguardante i sorabi senza verificarne l'attendibilità. Ora sono quasi certo che ai sorabi non fosse proibito risiedere a Bautzen. La tradizione che descrivevo tuttavia fa riferimento a un periodo in cui di fatto la maggior parte di loro abitava nelle campagne. Dovevano essere comunque in molti a recarsi in città – che consideravano la loro capitale, essendo questo il loro centro istituzionale e religioso di riferimento –, essenzialmente per la vendita di prodotti agricoli e di manufatti rurali al mercato cittadino. Ora, le porte della città la sera venivano chiuse e i sorabi che risiedevano nelle campagne dovevano affrettarsi, altrimenti non sarebbe stato loro possibile uscirne e fare ritorno a casa per la notte. Le campane del Duomo dovevano impedire che ciò accadesse, segnalando loro l'imminente chiusura delle porte. Anche questa è una ricostruzione che non ho potuto verificare, ma mi sembra più attendibile della precedente.
E con questo si chiude il mio Worst of Farfadet 2007. Ringrazio altri blogger, come Isadora, per avermi segnalato, nei loro commenti, altre inesattezze, consentendomi di correggere gli errori con maggiore tempestività. Naturalmente non sono così autolesionista da mettere in primo piano soltanto le mie papere. Tra qualche tempo aggiungerò un indice tematico, con i collegamenti ai post cui mi piacerebbe dare più risalto.
Chi ha avuto l’occasione di passeggiare successivamente per le strade di una città dell’ex-Germania Ovest (Brema, Colonia, Norimberga…) e per quelle di una città dell’ex-Repubblica Democratica Tedesca (Dresda, Magdeburgo, Weimar…) di certo non si sarà lasciato sfuggire un particolare: gli omini al semaforo. Ecco a cosa assomigliano generalmente quelli dell’ex-RDT:
Mentre nel resto della Germania (con qualche variante al Nord) sono generalmente così:
Creati da Karl Peglau, gli omini col cappello furono installati per la prima volta ai semafori di Berlino-Est il 13 ottobre 1961 e successivamente nel resto della Germania socialista. Parte della vita quotidiana in RDT, divennero vere e proprie star televisive negli anni ’80, che li videro protagonisti dell’animazione Verkehrskompass: i due omini iniziavano al codice della strada due bambini professionisti nel cacciarsi nei guaî. La serie (80 puntate) era trasmessa nell’ambito di Unser Sandmännchen, una popolare trasmissione serale per bambini (una delle migliori dei tempi del socialismo, trasmessa ancor oggi da reti quali MDR e RBB).
Accanto al modello classico, furono disegnati altri Ampelmännchen (così si chiamano in tedesco): soltanto ad Erfurt potrete scovare un fornaio, un viandante, un uomo con l’ombrello… Qualche foto simpatica si può trovare sul sito Die Erfurt-Enzyklopädie. Ecco, ad esempio, l’omino con l’ombrello:
In seguito alla Riunificazione gli omini rischiarono di scomparire. Le autorità politiche intendevano infatti sostituirli con il loro omologo occidentale. A metà degli anni ’90 il designer Markus Heckhausen realizzò svariati lavori, riutilizzando gli omini già sostituiti. Questi contribuì in tal modo a fare degli omini un oggetto cult e ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro progressiva eliminazione dal paesaggio urbano dell’ex-RDT. Fu costituito un “Comitato per la salvaguardia degli omini”, cui aderirono cittadini dell’Est e dell’Ovest, la protesta fu ampiamente mediatizzata e le autorità dovettero rinunciare al progetto di sostituzione. Gli omini col cappello furono sporadicamente introdotti anche in alcune città dell’Ovest, in particolare a Darmstadt.
Agli omini si sono poi aggiunte le Ampelmädchen, che hanno fatto la loro prima apparizione a Zwickau nel novembre del 2004. Due mesi più tardi, le donnine con le trecce, che già comparivano tra i lavori di Heckhausen, ammonivano simpaticamente i pedoni della Firenze sull’Elba (la foto è scattata all’incrocio tra la Waisenhausstraße e la Prager Straße di Dresda).
Maggior informazioni ed numerose immagini si possono trovare sul sito dell’Ampelmann.
I post che seguono sono il resoconto di una visita guidata a Berlin-Mitte, il nucleo storico della città, in compagnia degli altri volontarî europei che hanno preso parte con me alla formazione di fine febbraio. Ho inserito anche qualche foto. Per vederle ingrandite è sufficiente cliccare.
Brandenburger Tor, Pariser Platz
La nostra visita inizia nei pressi della Porta di Brandeburgo, dove abbiamo incontrato la nostra guida, un ragazzo simpatico, che di mestiere fa il pittore, parla in fretta e si fa inseguire a passo di corsa – ma del resto, ci sono un sacco di cose da vedere e non abbiamo molto tempo.
Ci troviamo a Pariser Platz e solo pochi metri ci separano da Berlino Ovest. La piazza è ora uno dei luoghi più rappresentativi della città: guardiamo in alto e vediamo sventolare una bandiera francese, un po’ più lontana una bandiera magiara ecc. Sono numerose le ambasciate che hanno trovato la loro sede qui o nei pressi della Porta – il che complica un po’ la vita nel centro-città (alcune strade, come la Wilhelmstraße nei pressi dell’ambasciata britannica, sono chiuse al traffico per motivi di sicurezza). Alle nostre spalle si stagliano la facciata dell’Accademia delle Belle Arti e l’hotel Adlon. Tutti questi edificî sono stati (ri)costruiti dopo la caduta del Muro. I bombardamenti della seconda guerra mondiale ne avevano fatto tabula rasa e il regime della RDT non ne aveva pianificata la ricostruzione.
Nel dopoguerra, in seguito alla divisione della Germania e di Berlino in due parti, la piazza, situata nell’area d’influenza sovietica della città, era divenuta zona di frontiera controllata dall’esercito e vi era pertanto vietato l’accesso alla gente comune. Nel 1961 viene eretto un doppio muro che separa Berlino-Est da Berlino-Ovest. La Porta di Brandeburgo, un tempo porta e simbolo della città, è racchiusa in questo doppio muro, completo di riflettori e torri di sorveglianza. La Porta è stata riaperta il 22 dicembre del 1989. La ricostruzione della piazza ha avuto luogo negli anni ’90.
Lasciamo Pariser Platz e prendiamo una laterale di Unter den Linden, Wilhelmstraße, per poi dirigerci verso Berlino Ovest. Nei pressi del vecchio confine notiamo alla nostra sinistra un ampio spiazzo interamente ricoperto di blocchi di pietra grigia. È il memoriale della shoah.
L’idea del memoriale risale già al 1989 ed è l’iniziativa di un’associazione di cittadini. Nel 1993 si concretizza la possibilità di costruire il memoriale nel quartiere Berlin-Mitte, a breve distanza dalla Porta di Brandeburgo. Iniziano le gare per l’adozione di un progetto, che saranno però infruttuose sino al 1997, anno in cui è approvato il progetto di Richard Serra e Peter Eisenman: i due architetti propongono di erigere 2'700 steli en plein air e la costruzione di un centro informativo sotterraneo. Il Parlamento federale autorizza la realizzazione dell’opera nel giugno del 1999.
Nell’agosto del 2000 il progetto si arricchisce della collaborazione dell’omologo israeliano di Yad Vashem, che metterà a disposizione del memoriale berlinese la lista dei nomi degli ebrei assassinati in Europa contenuti nelle banche dati del centro.
Il memoriale, le cui steli di diverse dimensioni inducono l’effetto visivo di un moto ondoso, è volto ad estraniare i visitatori e a condurli alla riflessione. Il centro informativo dovrebbe invece aiutarli a ordinare le impressioni scaturite durante la visita e mettere a loro disposizione informazioni obiettive sulla shoah. Oltre a una sala per le conferenze, il centro informativo include 4 spazî tematici:
Raum der Stille (luogo del silenzio)
Uno spazio quasi vuoto. Vi si leggono le cifre dello sterminio in 20 paesi europei. Sul pavimento, dischi di vetro illuminati, su cui compaiono citazioni tratte da diarî, lettere e memorie delle vittime.
Raum der Schicksale (luogo dei destini)
In questo spazio sono esposte foto di dodici famiglie ebree, di diverse nazionalità e varia estrazione sociale, a significare che la shoah ha travolto esseri umani tra loro molto diversi, cui è stato tolto il diritto alla vita soltanto perché ebrei. La mostra mette inoltre in luce il contrasto tra la vita prima, durante e dopo la persecuzione.
Raum der Orte (luogo dei luoghi)
Decine di migliaia di luoghi furono teatro della shoah e questo spazio allude appunto alle dimensioni geografiche dello sterminio: dai luoghi in cui furono eseguite le fucilazioni di massa, ai ghetti, ai campi di lavoro e di concentramento e in particolare ai sei campi di sterminio di Chelmno, Belzec, Sobibor, Treblinka, Majdanek e Auschwitz.
Raum der Namen (luogo dei nomi)
In questo spazio il centro offre una rappresentazione audio-visuale dei nomi delle vittime, nonché delle loro date di nascita e di morte. Il memoriale di Yad Vashem ha messo a disposizione del centro berlinese oltre 3 milioni di nomi. In mancanza di mezzi finanziarî adeguati, per il momento il “luogo dei nomi” rende conto di soli 1'000 casi.
La costruzione del memoriale è stata finanziata dal governo federale ed è stata oggetto di polemiche e lunghe discussioni. La principale perplessità è ancor oggi suscitata dal fatto che il memoriale è dedicato solamente agli ebrei, mentre non fa menzione delle altre vittime del nazionalsocialismo (rroma, oppositori politici, portatori di handicap fisici e psichici, omosessuali ecc.). Gli iniziatori del movimento per la costruzione del memoriale hanno giustificato la loro linea, ponendo l’accento sull’unicità e sulla centralità del caso ebraico. Le comunità ebraiche sarebbero state le sole a fare oggetto di un’eliminazione sistematica, la quale ha colpito tutte le fasce d’età, dagli anziani ai lattanti (personalmente ritengo che in questo il destino dei rroma sia molto simile; quella dello sterminio dei rroma e però una storia dimenticata, in merito alla quale ancor oggi si dispone soltanto di una documentazione lacunosa e frammentaria; è anche una storia scarsamente mediatizzata – l’unico film che mi venga in mente, in cui appaiono anche rroma perseguitati, è Train de vie, mentre sulla shoah ebraica ne ho già visti almeno una dozzina). Gli iniziatori del movimenti ricordano inoltre che la soluzione finale fu uno dei motivi dominanti del progetto di Hitler.
Quest’ultimo argomento dovrebbe giustificare anche la posizione del monumento, un altro aspetto che aveva suscitato polemiche. Nei pressi del memoriale si trovava la cancelleria di Hitler, mentre in profondità, nello stesso lotto di terreno, si trova tuttora il bunker di Joseph Goebbels. Inoltre il monumento ha il duplice scopo di mantenere viva la memoria e esprimere un’istanza di conciliazione. In questa prospettiva, il lotto di terreno, situato nella vecchia “striscia della morte” a ridosso del Muro che per anni ha diviso il paese, si carica di un ulteriore valore simbolico.
A titolo informativo, ricordo che a Berlino esistono altri due memoriali, dedicati a tutte le vittime del nazionalsocialismo: uno, inaugurato nel 1953, in Steinplatz, l’altro, nel 1993, nella Nuova Guardia unter den Linden.
Lasciatoci alle spalle il memoriale, camminiamo ora a cavallo delle ex Berlino Ovest ed Est. Una linea corre zigzagando ininterrotta attraverso il marciapiede e sull’asfalto e ricorda il percorso del Muro.
Siegessäule e Tiergarten
Alla nostra sinistra scorgiamo in lontananza, in fondo ad un boulevard che dritto come un tiro di schioppo si fa strada attraverso un parco, un altro simbolo della città: la Colonna della Vittoria. La Colonna celebra le vittorie della Prussia nel 1864, 1866 e 1870 ai danni della Danimarca, dell’Austria degli Absburgo e della Francia di Napoleone III, ma nessuno ci dà davvero peso. In parte deve la sua fama alla Love Parade, che si chiude ogni anno con una grande festa di fronte alla Colonna, forse scelta per la forma vagamente fallica.
Il parco che vediamo è il Tiergarten. Grande circa 200 ettari, il parco era già riserva di caccia nel XVI secolo. Nel corso del XIX secolo, la vocazione del parco cambiò, da riserva di caccia a luogo destinato al relax. Di proprietà dei re di Prussia fino al 1881, fu in seguito annesso al territorio di Berlino.
Il parco ha dunque circa 500 anni, ma gli alberi sono giovani. Gli ingenti danni subiti dalla città durante la seconda guerra mondiale non l’hanno risparmiato: cessati i combattimenti, sembrava ormai un ammasso di fiammiferi usati di formato gigante. Nell’immediato dopoguerra la mortalità a Berlino era ancora alta, principalmente a causa della fame e del freddo. Ciò che restava del Tiergarten fu utilizzato per approvvigionare di legname la popolazione. Inoltre ai cittadini furono assegnate parcelle di terreno, in cui furono coltivate patate ed altre verdure. Il restauro dei monumenti e il reimpianto degli alberi iniziarono soltanto a emergenza alimentare risolta.
Reichstag e Regierungsviertel
Poco distante sorge il Reichstag, sede del Parlamento federale tedesco. L’edificio è costruito alla fine del secolo XIX in corrispondenza di un’ansa della Sprea e ospita l’allora Parlamento imperiale. La sua importanza politica cresce al termine della prima guerra mondiale: è da una delle finestre del Reichstag che il deputato socialdemocratico Philipp Scheidemann proclama la Repubblica il 9 novembre 1918. Del resto il Parlamento della Repubblica di Weimar avrà competenze molto più ampie, rispetto al Parlamento imperiale.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il Reichstag è oggetto di un primo sommario restauro tra il 1955 e il 1972. Il Parlamento della RFT, normalmente riunito a Bonn, si sforza di riunirsi di tanto in tanto anche a Berlino nei locali del Reichstag, malgrado la difficoltà costituita dall’isolamento di Berlino Ovest in seno alla RDT. Le prime assemblee del Parlamento della nuova Germania riunificata si terranno proprio nel vecchio Reichstag.
Nel 1995 iniziano ulteriori lavori di restauro dell’edificio, che sarà ultimato nel 1999. Nell’autunno dello stesso anno il Parlamento si trasferisce da Bonn a Berlino e si riunisce regolarmente nel Reichstag.
L’edificio è sormontato da una nuova cupola in vetro e acciaio, da cui è possibile godere di un’ottima vista panoramica sulla città. La cupola è inoltre interessante in sé, per l’architettura e i giochi di specchî al suo interno. È la parte dell’edificio che attira più visitatori. Le mie foto della cupola fanno un po’ pena, perciò preferisco rimandarvi a un post del bel blog Mrpalomar.
Intorno al Reichstag sorgono altri edificî governativi. Per questo il quartiere si chiama Regierungsviertel (Regierung = governo, Viertel = quartiere). L’area è caratterizzata dalla modernità della sua architettura. Insieme a Potsdamer Platz è sempre citata ad esempio del boom dell’architettura contemporanea a Berlino.
Non è soltanto un quartiere politico, bensì è pure il quartiere dei media, quanto meno di quelli televisivi. Guardandoci attorno, abbiamo trovato senza difficoltà le insegne di ARD, ZDF e RTL, tre delle reti nazionali tedesche (le prime due sono pubbliche).
Altra particolarità del quartiere: vi è stata recentemente costruita una nuova stazione ferroviaria, Berlin Hauptbahnhof. Il nuovo snodo ferroviario, entrato in funzione nel 2006, ha reso necessaria la riorganizzazione di tutto il traffico ferroviario della città. Il progetto è stato fortemente criticato, in quanto giudicato una spesa eccessiva ed inutile, specie se comparata allo scarso beneficio recato alla città.
Camminiamo lungo il fiume, diretti a Friedrichstraße. Lungo la Sprea ci sono scorci bellissimi. Non capisco però perché molti si ostinino a chiamare Berlino “Venezia del Nord”, niente a che vedere… che poi, non era Bruges la Venezia del Nord?