martedì, 13 maggio 2008

Zwischen zwei Zügen - Parte II

Auf nach Sachsen…

Venezia, aeroporto Marco Polo – Sulla pista ci attende un Boeing 737 giallo e nero a scacchi, diretto a Berlin-Tegel, un po’ più grande di quelli che ho preso negli ultimi tempi. Odio volare, ma devo ammettere che, purché la giornata sia limpida, decollare da Venezia è una bella esperienza. Dall’alto, mentre il velivolo s’inclina e vira per poi stabilizzarsi sulla rotta prevista, si gode una vista impagabile sulla laguna: dal lato in cui sono seduto non si vede il centro storico, soltanto le isolette, le barene e i ghebi che abbracciano il mare, e soprattutto l’acqua, di un colore azzurro-verde, percorsa da segni più scuri laddove ne varia la profondità e si possono avventurare le imbarcazioni.

Inizia la pianura: l’aereo sorvola appezzamenti di vario bruno e gli innumerevoli insediamenti di questa regione policentrica e priva di grandi città – fatta eccezione forse di Verona. Da quassù sembra di ammirare una tela di Paul Klee. Se non fosse per i colli Euganei, che dalla laguna appaiono come increspature azzurre, la terra apparirebbe più liscia del mare. Tuttavia basta attendere qualche minuto per vederla aggrottare la fronte: ecco le Prealpi. Il rilievo poi si intensifica e guadagna in altitudine. Siamo ancora in Italia – abbiamo appena sorvolato Trento –, ma il paesaggio non mi appartiene più. Del resto una fitta coltre bianca riempie poco a poco le valli, inghiotte le creste e infine sommerge il tutto in un mare abbagliante di nubi. Un piccolo schermo ci indica la rotta: Innsbrück, Monaco, Plzeň, Dresda. Dal finestrino si vede soltanto un’immensa distesa bianca. Sprofondo nella lettura di Kapuściński, l’edizione tedesca de I miei viaggi con Erodoto.

Poco prima di raggiungere Berlino, l’aereo comincia la sua discesa. Ci immergiamo nel mare di nubi e in breve possiamo nuovamente esplorare il fondale: si scorgono dapprima villaggi isolati, poi l’insediamento si infittisce e cominciano i primi sobborghi della periferia sud. Imponenti edificî di vario colore spezzano di tanto in tanto il ritmo pacifico e ordinato di casupole basse. Il quadro si arricchisce via via di dettagli: le linee della S-Bahn, cimiteri, campi sportivi. Poi d’improvviso il paesaggio nuovamente si svuota ed ecco iniziare le piste. Ritirato il bagaglio, mi dirigo verso la hall centrale e successivamente alla piattaforma degli autobus. La linea TXL collega Berlin-Tegel alla stazione ferroviaria centrale. Aspettando il treno per Praga, mi siedo sulle gradinate a guardare i treni e la S-Bahn scavalcare la Sprea nei pressi del Regierungsviertel. Bandiere nero-rosso-oro sventolano nell’aria grigia, la cupola del Reichstag e i tendoni del vicino Circo Salomé generano un singolare contrasto di ruoli e forme.

Il mio viaggio prosegue finalmente per Dresda. Non domino più il paesaggio, ci sono dentro – ed è proprio ciò che amo nei viaggi in treno. Lasciata Berlino, il convoglio sfreccia in una campagna brandenburghese timidamente baciata dal sole. Il Brandenburgo è una regione di grandi spazî. La capitale, Potsdam, sorge a ridosso di Berlino, gli altri tre centri importanti – Cottbus, Brandenburgo sull’Havel e Francoforte sull’Oder – si trovano ai confini del Land. Tra queste è la landa piatta, verde e alberata, disseminata di piccoli centri, che s’apre a Nord, continuando sin quasi al litorale baltico in Meclemburgo e Pomerania anteriore, mentre gradualmente si dissolve a Sud, nel tessuto urbano di Dresda e Lipsia o nelle dolci colline di Misnia e dell’Alta Lusazia.

Superata l’anonima cittadina di Elsterwerda ed entrati in Sassonia, il gioco di luci ed ombre gradualmente si complica, ché il sole si sta abbassando e i terreni disegnano ora linee curve e pendii. Il treno rallenta attraversando la stazione di Radebeul e lo sguardo si posa su una collina letteralmente fasciata dai vigneti. Questa cittadina alle porte di Dresda è nota soprattutto per i giardini e la produzione vinicola. Un micro-clima favorevole alla viticoltura consente in questa zona la produzione di vini, specialmente bianchi da vendemmia tardiva. Di tutti il più pregiato è l’Eiswein, che si può ottenere da diversi vitigni, tanto rossi (come lo Spätburgunder o il Dornfelder) quanto bianchi (come il Riesling o il Müller-Thurgau). La particolarità di questo vino consiste prevalentemente nelle condizioni che presiedono alla vendemmia e nella lavorazione specifica cui sono sottoposte le uve. L’Eiswein si ottiene infatti da uve ipermature, vendemmiate in occasione della prima forte gelata dell’annata (la temperatura atmosferica ideale per una buona riuscita è inferiore ai –7°C). Le uve devono essere lavorate quando sono ancora gelate. Dalla pigiatura si ottiene in quantità infima un mosto caratterizzato da un’alta concentrazione di zuccheri. Date le basse temperature, sono inoltre necessarî particolari accorgimenti per favorire un’ideale fermentazione. Le vendemmie per la produzione dell’Eiswein possono aver luogo anche in gennaio.

Radebeul rimpicciolisce alle mie spalle, entriamo nella zona industriale di Dresda e tra poco il treno raggiungerà la stazione Neustadt. Mentre la campagna ancora smaltisce il sonno invernale, la natura in città è nel pieno del risveglio primaverile. Nei giardini della Leipziger Vorstadt o tra i muri di case e capannoni in rovina, di cui è crollato anche il tetto, si stiracchiano voluttuosamente gli alberi in fiore. In lontananza s’intravedono la cupola della Frauenkirche e della cattedrale, presto inghiottite dalle file di palazzi. Ogni tanto fa capolino anche la sagoma lontana della Yenidze. Poi solo l’ombra delle coperture metalliche di Dresden-Neustadt.


[continua…]

postato da: weingarten alle ore 14:24 | Permalink | commenti (4) | commenti (4) (popup)
categorie: paesaggi, veneto, sassonia, brandenburgo


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