“Fintantoché al mondo ci sarà ancora un posto con aria, erba e sole, bisogna rimpiangere di non trovarsi lì. (Soprattutto se si è giovani).” Lo dice l’ingegnere Wolf ne L’erba rossa, uno dei romanzi di Boris Vian. La citazione mi piace, ma, chissà perché, non mi capita mai di pensarci quando suono o faccio quattro chiacchiere con un amico. Forse perché la musica e gli amici sono un po’ come l’aria, l’erba e il sole.
Oggi però il cielo è terso, fa fresco e c’è una luce che manderebbe in sollucchero anche un impressionista. Parigi è fuori della porta, gli alberi dell’avenue Gabriel hanno già messo l’abito autunnale e i lungofiumi sono chiusi al traffico, così si può passeggiare o pattinare lungo la Senna. La gente si affolla intorno ai banchi dei pescivendoli e dei vinaî di Montorgueil e Mouffetard, siede oziosa intorno a una cioccolata calda ai tavoli all’aperto in Place du Marché Sainte-Catherine o misura a passi lenti il boulevard Saint-Michel e la rue Lepic. Ai giardini del Lussemburgo e alle Tuileries i bambini acchiappano gli spruzzi delle fontane, mentre guardano le barche a vela scivolare sull’acqua e le aiutano magari con un bastone. E gruppi di ragazzi volteggiano sugli skateboard a Bercy.
È una domenica come quelle cantate da Juliette Gréco: presuntuose, piene di cieli blu, di risa infantili, di timidi giuramenti di giovani amanti a passeggio e delle paturnie di chi invece deve lavorare. Non mi meraviglia che, quando non è possibile approfittarne, certe domeniche si facciano odiare.
Ho iniziato il turno alle 7 e mezzo stamane. Il telefono è muto, in albergo non c’è un cane e, ora che ho finito di verificare tutte le prenotazioni del mese di settembre, non mi resta altro da fare che morfondermi allegramente per questa magnifica giornata persa. Certe cose mi succedono soltanto di domenica.
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Giovedì sera uscendo dal lavoro ho chiamato Eddi e sono passato da lui. Erano le ventitré, ma mi ha detto di andare lo stesso ed è finita che abbiamo parlato fino alle cinque. È stato come prendere una boccata di ossigeno. Ne avevo bisogno, ché da tre settimane non faccio che lavorare. Una sessantina di ore anche questa settimana, alternando notti, mattine e pomeriggi. Fortuna che da fine mese comincio con un lavoro fisso e un planning più regolare.
Fra un paio ore smonto. Ho voglia di camminare. Magari riesco a godermi ancora un’oretta di sole.
11 luglio, lascio Lipsia e la Germania.
I colleghi mi hanno reso la partenza più difficile. E non parlo dei regali, anche se a dire il vero non sapevo dove metterli, avendo riempito le valige sino a farle quasi scoppiare.
Quando si lascia un posto di lavoro, in Germania si è soliti dare un Ausstand (l’espressione tedesca è proprio “seinen Ausstand geben”). Le modalità secondo cui l’Ausstand si svolge sono molteplici; solitamente chi parte offre qualcosa ai colleghi: uno o più giri di birra e affini, una torta da consumare insieme al lavoro, ecc. Talvolta – se i colleghi ne approfittano – l’Ausstand può costare caro e lasciare l’amaro in bocca.
Nel mio caso è successo il contrario. Sapendo che non avrei avuto il tempo di preparare alcunché, i colleghi hanno pensato bene di metterci una pezza e, arrivato al lavoro, ho trovato la mia scrivania imbandita di torte e bottiglie di vino. Lidka mi aveva persino portato del pane fatto in casa: “Für unterwegs”. A Beatrix avevo promesso che avrei letto qualche verso in italiano, così ho letto un brano dall’Inferno di Dante (il racconto di Ulisse) e, per finire su un tono meno cupo, Senza più peso di Ungaretti.
Un paio d’ore più tardi ero in viaggio per Parigi ed ora eccomi qui. Prima mi mancava Parigi ed ora mi manca la Germania. Chissà? Forse uno dei motivi per cui ho deciso di fermarmi è che partire mi riesce sempre più difficile.
Dei miei primi giorni in Francia non ho molto da raccontare. Fatico ancora a rendermi conto di essere arrivato. Per ora vivo secondo il motto parigino “métro, boulot, dodo” (metrò, lavoro e nanna), con una piccola variante: generalmente mi sposto in bici.
I miei amici sono per lo più in vacanza. Per ora ho visto soltanto Yannick, Dejan e Barbara, che si sta occupando di me come una sorella maggiore. Sono riuscito a salutare anche Cinzia e Antonio, che, tornando in Italia dal Perù, hanno fatto uno scalo abbastanza lungo a Roissy. Li ho portati un po’ in giro per il Quartier Latino e ci siamo fatti una galette bretone a place de la Contrescarpe.
Ora sta per iniziare agosto: tornano Édouard e Pascaline, presto verrà a trovarmi Renata e forse verso fine mese riuscirò a fare un salto a Torino. Verranno anche Maria e Matthias dalla Germania e non vedo l’ora di far loro scoprire alcuni angoli della città che le guide turistiche citano soltanto en passant. Ovviamente mi riprometto di farli scoprire quanto prima anche ai miei buoni lettori.
Un ultimo pensiero va a Lipsia, città di contrasti, contaminazione e incessanti trasformazioni. Ne ho parlato fin troppo poco ed è una lacuna che colmerò. Per ora vi lascio un link che punta a una piccola galleria dedicata a questa che alcuni chiamano “città degli eroi”, ma che per me è soprattutto un meraviglioso centro pulsante a vocazione cosmopolita, alle porte di un angolo di mondo che ormai mi è entrato nel cuore: l’Europa centrale.
Ci credereste se vi dicessi che oggi in questa regione più vicina al Baltico che al Meditarraneo fa più caldo che a Roma, Cagliari e Palermo? La colonnina di mercurio segna 30° C, uno in meno che a Lecce. E a Lipsia e a Dresda 30° C sono previsti anche per domani. Le due città sassoni terranno testa a Caltanissetta, Sanluri e Oristano, mentre gli indigeni sembrano sopportare, se non addirittura gradire, il caldo molto più di questo kleiner Italiener. Ah, la “fredda Germania”… Per fortuna soffia un po’ di vento.
In questi giorni a Bautzen l’aria è decisamente umida. A camminare per strada, si avverte ad ogni passo la sensazione del moto browniano delle gocce finissime in sospensione, che si posano sulla pelle nuda del viso e delle mani come un formicolío freddo. La sera l’umidità si fa più intensa e case e botteghe si lasciano avvolgere da un manto di foschia, che poco a poco si fa nebbia. Sembra quasi d’essere a casa, se non fosse che questa nebbia è pressoché inodore, mentre la nebbia delle Basse ha un profumo particolare.
Per raggiungere la città vecchia, devo percorrere in bicicletta una strada di campagna non illuminata. Nonostante o forse proprio per la nebbia, i rumori acquistano una profondità nuova nell’oscurità. L’attraverso in salita, percorrendo tratti in cui gli alberi, da ambo i lati della carreggiata, vengono a intrecciare una volta di rami tra me ed il cielo senza stelle.
La sagoma turrita di Bautzen, si scorge uscendo dal villaggio di Temritz. Già prima tuttavia, guardando l’orizzonte in direzione della città, lo si scopriva screziato di riflessi rossi e arancio. La rocca è illuminata e i fasci di luce tacciano suggestive scie nella notte fosca. Eccomi alla riva dei mulini, che attraverso il ponticello sulla Spiria – qui è poco più che un ruscello –, mi lascio alle spalle le rovine della chiesa di s. Nicolai, di cui rimane intatto e in uso soltanto il campo santo, e salgo il vicoletto lastricato di ciottoli che conduce alla Schülertor, tra tetti occhiuti e lanterne.
Per la porta degli scolari si va alla piazza del mercato. La piazza è bella e deserta, quasi abbandonata, come sembrano suggerire i tavoli all’aperto di un piccolo ristorante, fradicî e vuoti. Faccio due passi. Costeggio il Duomo e cammino per la Schlossstraße fino alla torre tardo-gotica di Mattia Corvino, svicolo nella Rittergasse, passo accanto alla vecchia torre dell’acquedotto e alle rovine del convento francescano, per ritrovarmi in riva ad uno spiazzo vuoto. Oltre lo spiazzo, il Mönchhof. Decido di fermarmi a mangiare qualcosa lì.

Mentre mi dirigo verso la taverna, suonano le campane del Duomo. I rintocchi attutiti dalla nebbia mi ricordano istintivamente Venezia, nelle narici mi sembra quasi di sentire l’aria della Laguna. Sono le nove. A quest’ora, al suono delle campane, i sorabi un tempo dovevano lasciare la città. Da secoli Bautzen, Budyšin in sorabo, è idealmente la capitale di questa piccola nazione slava. I sorabi tuttavia per lungo tempo non ebbero il diritto di abitarne il suolo. Potevano recarsi in città di giorno, per lavorare nei cantieri o per vendere derrate e manufatti, ma allo scoccare delle campane del Duomo, che alle nove di sera suonavano come se stessero chiamando a messa, dovevano tornare ai loro villaggî.
Il Mönchhof, di cui si vede l’insegna nella foto sottostante, è un posto d’altri tempi. All’interno, travature visibili, vecchi utensili e recipienti di rame, ruote di carro e barili. La luce è soffusa, i nomi delle pietanze sono scritti in vecchio tedesco, con i caratteri del vecchio alfabeto, il vino è servito in grolle di terracotta. I camerieri sono vestiti da frati e qua e là si trovano statue di diavoletti tentatori in atteggiamenti sornioni.
Scorro la lista delle zuppe e mi fermo su Kürbis und Lachs; l’accostamento non mi convince, ma, oltre ad avere una gran voglia di zucca, sono alquanto incuriosito. La zucca ha un sapore squisito che il salmone non guasta. Il secondo piatto è un pollo farcito di riso selvatico e verdure; è buono, ma mette molta sete e spolparlo richiede una certa manualità. Sul mio tavolo c’è anche un cesto con qualche fetta di pane fatto in casa, del buon pane compatto, com’è solito essere il pane tedesco, una ricetta molto fresca a base di segale e semi di finocchio. Concludo con una bouillie di miglio e uva sultanina. Un buon pasto, innaffiato di una parca bevuta di idromele (e parca non è un errore di battitura).
È tardi, quando, sazio, mi rimetto in sella per tornare al mio villaggio. Mi lascio il cielo rosso di Budyšin alle spalle e mi faccio strada nella nera campagna di Temritz, tra le gallerie d’alberi di Schmochtitz ed i rumori della notte lusaziana, dolcemente avvolta in una coltre di nebbia.
A distanza di un paio di mesi, mi piace tornare sulle chiavi di ricerca che hanno consentito ad alcuni internauti d’approdare a questo sito, quasi sempre in cerca d’altro, nei mesi di giugno e di luglio.
Gettando un’occhiata alle mie statistiche, sorgono spontanee due considerazioni:
1) per quanto attiene al numero di contatti di questo sito, negli ultimi due mesi il ruolo dei motori di ricerca si è fatto sempre più marginale; noto con piacere l’aumento delle richieste dirette (a cui penso di poter aggiungere una chiave di ricerca ricorrente, viaggio in sassonia, digitata sempre su Yahoo! – mi illudo che si tratti sempre dello stesso utente, magari si è abituato a rintracciarmi così) e soprattutto quello dei contatti generati da altri siti; questa è una buona occasione per ringraziare chi mi ha aggiunto ai proprî link e/o addirittura mi ha fatto un po’ di pubblicità e magari viene anche a dare una botta di vita a questo spazio, aggiungendo un commento;
2) la seconda, più che una considerazione, è una curiosità personale: posto che il suo page rank è piuttosto bassino, questo sito non apparirà mai in cima alla lista dei risultati di una ricerca come orgoglio parte seconda 1 puntata; è possibile che qualcuno si sia guardato davvero tutti i 149'000 risultati di una ricerca simile su Google, o almeno una buona parte, prima di arrivare qui? Per favore, ditemi che c’è un’altra spiegazione.
Esaurite queste due considerazioni preliminari, ne seguono altre, che elenco in ordine sparso:
1. sono per lo più le immagini che inserisco nei miei post ad attrarre i ragnetti di Google e compagnia bella;
2. a qualcuno forse questo sito è servito o interessato davvero, per quanto poco; mi riferisco a chi ha digitato:
foto semaforo berlino est, hohenschönhausen sorveglianza, hohenschönhausen stasi lager, holocaust-mahnmal, kunsthofpassage, minoranza tedesca in polonia, mohnkuchen+ricetta, ndp bundestag, omini semafori, paesaggi in sassonia, periodo era gründerzeit, prigioni stasi berlino, repubblica democratica tedesca commenti, yenitze dresden, viaggio nell’ex germania est, racconti viaggio dresda, mohnkuchen ricetta, la vie c’est comme un dent [malgrado l’errorino di genere, da cui si deduce che l’utente probabilmente non è madrelingua francese], km da lipsia a halle [anche se sarebbe stato più semplice cercarli su Via Michelin, c’è un post in cui do quest’informazione], john donne the flea, preussische treuhand;
3. a qualcun altro invece sicuramente non è servito a un bel nulla (in alcuni casi, per fortuna); mi riferisco alle ricerche seguenti:
"sarà vero?"canzone zecchino d'oro testo, cocaina+scorza di limone [che gusti…], il folletto in tazza [indipendentemente da quale tazza avessero in mente], le ragazze tedesche [è un po’ generico, no?], papavero(ottenere droga)preparazione [ma allora è una fissa? Qui si parla di viaggî sentimentali, non di trip allucinogeni…], poesie coniglietti [(Buchenwald im Mondeslicht) sicuramente non era il risultato sperato], sculacciate sul pò, orgoglio parte seconda 1 puntata, gite di un giorno per anziani di torino, germania cdu calza rossa [spiacente, non sono al corrente], genitori di pat metheny rep. ceca, folletto picchia ragazzo [non sono stato io! Sono innocente, lo giuro!], film in uscita nelle saale 2007, famosa poesia lettone, comprare plettri online, come preparare un volantino per anziani [di Torino?], chiappe grass [wow, sicuramente uno studente di filologia germanica che scrive una tesi di dottorato sul deretano di Günter Grass…], “bagni sui treni” [questa però, lo ammetto, me la sono cercata; almeno avrete scoperto che sugli IC e sulla Lausitzbahn sono puliti];
4. alcuni utenti si rivolgono ai motori di ricerca quasi come se questi fossero vuoi persone, vuoi genî della lampada:
a chi posso offrire la mia casa tra i boschi? [il massimo che si può trovare con una ricerca del genere è qualcuno che si pone esattamente la stessa domanda o, eventualmente quanto inspiegabilmente, il mio blog], come preparare un volantino per anziani [op. cit.], streusel che significa;
5. alcune ricerche mi hanno un po’ stupito, pur non avendo nulla di strano:
lusia torre chiesa 1945 [Lusia era la mia parrocchia; il 20 aprile 1945, cinque giorni prima che la guerra giungesse al termine in Italia, il paese fu bombardato per errore da una squadriglia americana, che cercava di impedire la ritirata tedesco facendo saltare i ponti sull’Adige; l’errore di calcolo – i bombardieri non avevano tenuto conto del vento – costo la vita a parecchie persone e ingenti danni materiali; una lapide apposta alle rovine del campanile distrutto ricorda i nomi delle vittime], parco dinosauri Kleinwelka [questa proprio non me l’aspettavo; Kleinwelka è una frazione di Bautzen, a 3 km da Schmochtitz; per chi è a giro per la Lusazia con i bimbi, il parco preistorico e il labirinto possono essere un’idea divertente; tuttavia non credevo che il parco fosse conosciuto anche in Italia].
Ora, poco importa se il passaggio casuale sul Viaggio sia stata un’occasione di serendippiti, un motivo per mandare a quel paese me e il motore di ricerca, o un evento senza importanza, tale da non giustificare neppure un ciglio aggrottato. Non mi preoccupo neppure della questione della tracciabilità (ancora, se fosse un sito commerciale…). Mi diverto semplicemente a constatare quanto aleatorio sia il contributo dei motori di ricerca al traffico generato da questo contenitore e a vedere cosa cerca la gente su internet, oltre alle ereditiere oche e alle starlette inflazionate. È voyeurismo anche il mio? Può darsi, ma detto tra noi, non me ne cale una cippa lippa.